Il Velino - L’ultima dell’Ania: Ecco perché vogliamo un’Agenzia antifrode”

frode.jpgFonte: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=324174 - L’agenzia riporta un nostro intervento.Roma, 9 mar (Velino) - Tutti a parlare di “indennizzo diretto”, di “decreto Bersani”, di “plurimandato” per gli agenti assicurativi. Intanto, lontano dall’attenzione dei media, accadono cose forse ancora più interessanti. Martedì scorso, appena passata la bufera politica su una maggioranza fresca reduce della fiducia alla Camera, il presidente dell’Associazione delle imprese di assicurazione (Ania) Giampaolo Galli varca la porta di Palazzo Madama e infila i corridoi che portano alla sesta commissione del Senato, la “Finanza e Tesoro”.

Sotto il braccio ha otto cartelle, il testo di un’audizione: il presidente Giorgio Benvenuto lo ha convocato per parlare del disegno di legge sull’istituzione di un sistema di prevenzione delle frodi nel credito al consumo e nei pagamenti dilazionati. Materia che interessa moltissimo le assicurazioni, erogatrici da lungo tempo di coperture del rischio finanziario di vario genere, principalmente alle banche. E Galli non liquida certo sbrigativamente la cosa. Ma nel piatto mette qualcos’altro, “una problematica contigua”, per usare le stesse parole del presidente dell’Ania: l’istituzione di una vera e propria “Agenzia antifrode” tutta dedicata alle assicurazioni che – lo dice Galli – metterebbero a disposizione “tutti i finanziamenti necessari”.

Che succede? Perché l’Ania si preoccupa proprio adesso di portare avanti questa iniziaitiva? Facciamo un piccolo passo indietro. L’”ufficio frodi” non è un’invenzione recente. È anzi una presenza antica nell’organigramma sia dell’associazione sia delle singole compagnie, a testimonianza di un problema storico nel settore: truffe ce ne sono sempre state un po’ in tutti i comparti, ma è nella copertura “rc auto” – l’unica obbligatoria per legge – che l’incidenza del fenomeno assume le dimensioni economicamente più rilevanti. Secondo un’indagine Isvap (l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private) riferita a dati del 2005, in Italia sarebbero associati a frodi oltre 90mila sinistri l’anno, il tre per cento del totale. Un dato non impressionante, se raffrontato alla Francia (cinque per cento) o alla Gran Bretagna (dieci per cento). Ma già qui l’Ania punta i piedi: il dato del nostro paese sarebbe enormemente sottostimato. Gli “insufficienti strumenti investigativi”, secondo le compagnie, non permettono di rilevare il grosso delle truffe, che resterebbe invisibile.

La faccenda non è irrilevante, perché è proprio sulle stime di queste truffe che si gioca la partita più interessante: il modo in cui viene determinato il costo delle polizze. Da quando il mercato delle assicurazioni è stato “liberalizzato”, nell’ormai lontano 1994, non è più lo Stato a decidere le tabelle tariffarie, ma sono le stesse compagnie. E l’incidenza della “sinistrosità fraudolenta” sui prezzi ha finito per diventare importantissima, determinando la differenziazione del prezzo di una polizza tra una provincia e l’altra: a Napoli, per esempio, dove nel 2005 l’Isvap ha rilevato che il 16,3 per cento dei sinistri erano truffe, le polizze rc auto costano enormemente di più che ad Aosta, dove le frodi sono ferme allo 0,15 per cento. Una fonte molto addentro a queste cose spiega come non fosse interesse delle compagnie combattere davvero il fenomeno, perché tenerlo “vivo” ha sempre permesso di giustificare la politica degli aumenti tariffari. Politica che ha fatto dell’Italia il paese con le polizze rc auto più care d’Europa proprio a partire dalla liberalizzazione di 13 anni fa. “Gli uffici antifrode di allora – racconta al VELINO la stessa fonte – non erano altro che operazioni di facciata, che non facevano assolutamente nulla per combattere davvero le truffe”.

D’altra parte è lo stesso Galli a dirlo davanti alla commissione del Senato: “Se l’azione di contrasto delle frodi riducesse la frequenza dei sinistri a una media pari a quella delle province più virtuose… il costo dei risarcimenti si ridurrebbe del 30 per cento, con ricadute evidenti sulle tariffe”. E, sempre il presidente dell’Ania, lamenta che il Garante per la privacy abbia costretto l’Associazione e le compagnie a dismettere le banche dati dei rispettivi uffici anti-frode e abbia addirittura vietato all’Ania di continuare a guardare nella banca dati dell’Inail. In estrema sintesi il messaggio è: “Visto che non ce la fate fare, l’”Agenzia anti frode”, fatela voi, noi Ania ci mettiamo i soldi e un contributo in professionalità specifiche”. “Sembra vogliano farla sul serio, è un atteggiamento quasi rivoluzionario rispetto al passato” commenta soddisfatto al VELINO Stefano Mannacio, esperto di infortunistica ed ex portavoce dell’associazione di categoria, l’Aneis: uno, insomma, che non può essere assolutamente sospettato di compiacenze con l’Ania. A questo punto la domanda è quasi spontanea: perché questo “cambio” di rotta? E a sentire le associazioni di consumatori più impegnate in queste cose – come l’Adusbef – qualche idea viene. Non sarà che le compagnie di assicurazione “temono” che con l’indennizzo diretto crescano a dismisura le truffe nel settore? O peggio: non ci si starà preparando a “giustificare” nuovi aumenti tariffari per prevenire le prossime mosse del ministro Bersani? Anche perché sono sempre di più quelli che prevedono che i tanto sospirati - e propagandati - cali nel costo delle polizze dovuti all’indennizzo diretto non ci saranno.

bom

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