Roma, 29 giu (Velino) - Giovedì 28 giugno l’onorevole Felice Belisario, dell’Italia dei valori, ha depositato un’interessante interrogazione parlamentare a risposta scritta, rivolta al ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani, in tema di polizze Rc auto. Nel testo viene ipotizzato un meccanismo di alterazione dei dati all’interno degli uffici sinistri delle compagnie di assicurazione che, se dovesse essere confermato, costituirebbe uno scandalo di dimensioni mai viste per il comparto e una gravissima truffa ai danni dei consumatori.
L’iniziativa di Belisario prende le mosse da un’inchiesta che era stata pubblicata qualche mese fa dal settimanale Il Diario in cui un ex ispettore sinistri di una compagnia aveva rivelato una serie di “trucchetti” abitualmente messi in atto per gonfiare “ad arte” l’entità e la frequenza dei sinistri e contribuire così indirettamente a tenere alti i prezzi delle polizze. Tutte cose che l’ex funzionario assicurativo aveva denunciato alla Procura di Lecce. L’inchiesta ebbe scarsa eco e fu presto dimenticata, fino a quando Belisario non ha deciso di riprenderla, integrarla con altre informazioni a dir poco inquietanti e farne un’interrogazione parlamentare.
Secondo Belisario il caso segnalato alla Procura di Lecce non sarebbe affatto isolato: “Queste circostanze – si legge nel testo dell’interrogazione – sarebbero confermate anche da altri addetti agli ispettorati sinistri di altre compagnie sul territorio nazionale”. Non solo. L’esponente dell’Italia dei Valori chiama in causa anche l’Isvap (l’istituto istituzionalmente deputato alla vigilanza sul settore) e chiede a Bersani di chiarire se abbia dei reali poteri prescrittivi e repressivi o se debba limitarsi “a un ruolo di mero organo accertatore di dati e statistiche fornite dalle compagnie”. Va ricordato, per inquadrare meglio la faccenda, che tutte le maggiori compagnie che operano nel comparto si sono consorziate per la gestione comune dei servizi di liquidazione sinistri: una situazione che ha suscitato molte perplessità, non solo tra i consumatori. E al di là delle considerazioni più che legittime sulle possibili violazioni della privacy configurabili negli scambi di dati tra una compagnia e l’altra.
A questo punto è doveroso sottolineare come siano anni, anzi lustri, che le compagnie di assicurazione italiane giustificano le polizze Rc auto più care d’Europa sempre con gli stessi due argomenti: i troppi incidenti (tecnicamente “forte sinistrosità”) e un esteso fenomeno di truffe ai loro danni. Le due cose sono sempre state denunciate dalle assicurazioni, con toni ora d’allarme ora vittimistici, come strettamente correlate. Soprattutto in alcune aree del paese, segnatamente al sud, nelle grandi città, o per esempio nel Napoletano. Aree dove le polizze Rc auto sono diventate talmente care che in alcuni casi per stipularne una bisogna accendere un mutuo in banca. Difficile dimenticare, a questo proposito, come le tariffe siano schizzate verso l’alto – senza mai accennare a ridiscendere – proprio a partire dal tormentato percorso della privatizzazione e liberalizzazione del comparto assicurativo cominciato negli anni Novanta. Chi non ricorda la megamulta per “azioni di cartello” inflitta dall’Antitrust alle compagnie nel 2000? Certo è che oggi, in ogni caso, quattro grandi compagnie controllano l’80 per cento del mercato Rc auto e altre quattro si spartiscono quasi tutto quel che rimane. Una situazione “protetta”, per non dire altro, su cui è tornato lo scorso 26 giugno il Garante per la concorrenza del mercato. Il presidente Antonio Catricalà, parlando all’Assemblea annuale dell’Antitrust, ha assicurato che si “continuerà ad agire per ottenere aperture in questo mercato già protetto dall’obbligatorietà dei contratti”.
Sul banco degli imputati viene spesso chiamata la norma sull’indennizzo diretto, esito di un percorso di legge bipartisan (attraverso due legislature e due diverse maggioranze) propagandato come l’uovo di Colombo per ridurre le spese dei sinistri e quindi determinare un abbassamento dei prezzi delle polizze. Bene: resa operativa con l’ultimo decreto Bersani, la norma ha per il momento prodotto due cose. In primo luogo, un drastico abbassamento degli oneri per le compagnie (che hanno standardizzato al ribasso quasi tutte le liquidazioni danni). In secondo luogo, la prospettiva del lastrico per tutti gli intermediari (periti e legali di parte) che prima, a spese delle compagnie, difendevano gli interessi degli assicurati. E che ora devono cercarsi un altro lavoro. Di un abbassamento delle tariffe, invece, per il momento neppure l’ombra. E Catricalà l’ha ribadito: nonostante la recente introduzione di nuove normative “nessun vantaggio si registra a favore degli assicurati, costretti ad attendere tempi eccessivi per i risarcimenti e a subire clausole negoziali onerose”. Bersani glissa e chiede tempo, ma messo alle strette qualcosa concede: “ci aspettiamo dai prossimi mesi novità altrimenti interverremo con qualcos’altro, perché la situazione – ha detto il ministro – non è accettabile”. Un quadro in cui lascia perplessi il commento del presidente dell’Ania, l’associazione che rappresenta le compagnie: “C’è convergenza – ha detto Fabio Cerchiai – perché l’Antitrust auspica che si riducano i prezzi e lo auspichiamo anche noi”. Bene. Martedì c’è l’assemblea annuale dell’Ania: vedremo come le compagnie pensano di concretizzare questi auspici.

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