Risarcimento diretto: i riflessi processuali

riflessi processualiDi seguito un commento dell’Avv. Stefano Carnevale che contiene interessanti spunti pubblicato recentemente su Altalex.

Risarcimento diretto: riflessi processuali

La procedura del cd. risarcimento diretto, prevista dal D.Lgs. 7.9.2005 n. 209, ottimisticamente licenziato come “Codice delle Assicurazioni Private”, dovrebbe essere, nell’intento del legislatore, lo strumento che, nell’ottica della maggior tutela del cittadino e del singolo consumatore, permetterà risarcimenti più celeri e corretti e, contemporaneamente, determinerà una riduzione dei costi generali, sì da ipotizzare una riduzione delle tariffe assicurative.
Non è in questa sede che lo scrivente si propone di analizzare la funzionalità della procedura di risarcimento nella fase precontenziosa, sebbene si nutrano, in tal senso, corposi dubbi. Piuttosto, con questo breve contributo, ci si propone di sottoporre alcuni spunti di riflessione sui riflessi processuali della norma.

Primo aspetto rilevante è verificare se, in assenza di una disposizione normativa espressa, sia comunque necessaria la presenza in giudizio del responsabile civile.

è opportuno chiarire quale sia la portata della novità legislativa comunemente denominata “indennizzo diretto” (rectius “risarcimento diretto”).

Con tale strumento, il legislatore ha inteso modificare il sistema, all’epoca fissato con la L. 990/69, oramai abrogata, predisponendo la nuova procedura di cui all’art. 149 del D.lgs. 209/2005. Tale disciplina, in una rivoluzione copernicana, individua un nuovo legittimato passivo in luogo di quello fissato dai previgenti artt. 18 e 22 L. 990/69 e, dunque, per maggior precisione, chiarisce, al comma 1 dell’art. 149, che “…i danneggiati devono rivolgere la loro richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato…”. Dunque, la richiesta non va rivolta all’assicuratore del responsabile civile, quanto, piuttosto, al proprio assicuratore.

In tutti i casi di mancato accordo, a mente del comma 6 del medesimo articolo “…il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’art. 145 comma 2 nei soli confronti della propria impresa di assicurazione…”.

Bisogna, necessariamente, chiarire se sia obbligatorio o meno convenire in giudizio, in uno “all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato” anche il preteso responsabile civile o meno.

Una ordinanza del Giudice di Pace di Napoli (Cfr. G. di Pace di Napoli, 16.7.2007, 9° sezione civile, dott. Romano, M.N. c/ I.A. Assicurazioni s.p.a. inedita) s’è già diretta in tal senso, imponendo all’attore/danneggiato che aveva evocato in giudizio solo la propria compagnia assicurativa, di integrare il contraddittorio nei confronti del responsabile civile.

Ma, in assenza di altri precedenti, è opportuno, allo stato dirigere la nostra attenzione sulla dottrina, che (cfr. su tutti Criscuolo M. in La R.C. Auto dopo la riforma delle Assicurazioni, Ed. Simone, Napoli 2006, pagg. 116 e segg.; nonché Fortunato G., in La Nuova Disciplina dell’Assicurazione Automobilistica, Giuffrè, Milano 2007, pagg. 28 e segg, nonché, sebbene in maniera non espressa, Franco G., in Infortunistica stradale, Milano 2007, pagg. 1953 e segg.), sul punto, ha assunto posizione radicale in senso affermativo, chiarendo dunque che, necessariamente, in caso di azione diretta ai sensi del comb. disp. degli art. 144 co. 3, 145 co. 2 e 149 co. 6 deve essere convenuto in giudizio anche il responsabile civile.

In particolare, per maggior completezza espositiva, vanno rilette e ripercorse le semplici considerazioni del Criscuolo (ibidem) il quale chiarisce che “… la norma nella parte in cui prevede che l’azione diretta si debba proporre nei soli confronti della propria impresa di assicurazione, vuol significare che non si debba coinvolgere nel giudizio anche l’impresa del responsabile, come di norma avveniva in passato ed avviene nella ipotesi in cui non opera il meccanismo dell’indennizzo diretto, ma non ci si può spingere sino a sostenere che il giudizio risarcitorio non debba coinvolgere anche il responsabile. Infatti, se vi è un richiamo all’istituto dell’azione diretta, in quest’ultimo è sempre prevista come essenziale la partecipazione del responsabile, il quale anche nella previsione di cui all’art. 144, conserva la qualità di litisconsorte necessario”. Chiarito lo stato della dottrina sul punto, è necessario, brevemente chiarire quali possano essere le ragio
ni che impongono la necessaria presenza in giudizio del responsabile civile.

a) L’art. 144 D.lgs. 209/2005, al 3° comma, impone che “nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno”. La norma ricalca fedelmente il previgente art. 23 L. 990/69 e risponde ad una esigenza logica di consentire al danneggiante di esercitare in giudizio le proprie difese e, dunque, di non subire, ignaro, gli effetti (si pensi al premio assicurativo che andrebbe ad aumentare o si pensi a casi di superamento del massimale) di un giudizio cui non ha preso parte. La norma citata non fa differenza tra azione contro il proprio assicuratore (appunto il caso del risarcimento diretto di cui 6° comma dell’art. 149) ed azione contro l’assicuratore che ha stipulato il contratto relativo al veicolo danneggiante (regime, per così dire, ordinario).

Né può argomentarsi, a contrario, che l’art. 149 6° comma testualmente dispone che, in caso di risarcimento diretto, il giudizio possa essere intrapreso nei soli confronti della propria impresa di assicurazione. La locuzione utilizzata dal legislatore (“soli”) va necessariamente riferita all’assicuratore, nel senso che al danneggiato non spetterà azione contro l’assicuratore di controparte, ma solo contro l’impresa con la quale ha in essere un rapporto contrattuale. è, dunque, evidente che non è stata introdotta alcuna deroga all’art. 144 3° comma .

Opinare diversamente equivarrebbe a consentire giudizi nei quali il preteso responsabile civile vedrebbe accertata a suo carico una responsabilità, magari anche solo concorsuale, con tutte le conseguenze del caso (lo si ripete, si pensi al malus di polizza) senza aver preso parte al giudizio. E ciò in violazione del principio dei limiti soggettivi del giudicato.

b) Inoltre, negare la obbligatoria presenza del responsabile civile nel giudizio in oggetto, farebbe venir meno la possibilità del pregiudiziale accertamento dei presupposti fissati dalla norma e della responsabilità. Invero, non va dimenticato che i presupposti per l’azione di risarcimento ex art. 149 6° comma del D.lgs. 209/2005 sono: a) il verificarsi di un incidente stradale tra veicoli a motore (anche senza necessario scontro tra i due veicoli coinvolti); che ha causato ai veicoli stessi danni e/o ai conducenti lesioni che hanno determinato un danno biologico pari od inferiore al 9%; b) la esistenza di una valida copertura assicurativa su entrambi i veicoli; c) la sussistenza della “non responsabilità” in capo al conducente il veicolo danneggiato; d) la immatricolazione in Italia di entrambi i veicoli.

Ed è di solare evidenza che sia giuridicamente impossibile procedere giudizialmente all’accertamento dei menzionati presupposti senza la presenza in giudizio del responsabile civile.

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Altro aspetto rilevante sarà la necessità della prova, in sede giudiziale, della sussistenza dei presupposti fissati dalla norma per accedere alla procedura di risarcimento diretto. L’istante, dunque, dovrà allegare e provare che: a) il sinistro è avvenuto tra due veicoli (e non più) a motore, (con esclusione dei ciclomotori con targa “vecchia”); b) i due veicoli erano immatricolati in Italia e regolarmente assicurati ; c) le eventuali lesioni dei conducenti non superano il 9%.

Poiché, a parere dello scrivente, la previsione di cui all’art. 149 6° comma è evidentemente di carattere processuale, l’accertamento della sussistenza dei presupposti fissati dalla norma è un accertamento preliminare in rito che andrà effettuato anche in assenza di una specifica eccezione sul punto da parte del convenuto (meglio, dei convenuti). Ed invero, l’azione ex art. 149 6° comma D.Lgs. 209/2005, è legge speciale che, a sua volta, introduce una ipotesi diversa e peculiare rispetto all’art. 144 D.Lgs. 209/2005, che a sua volta costituisce eccezione al generalissimo principio di cui agli artt. 2043 e 2054 c.c. .

Invero, la regola generale del risarcimento del danno extracontrattuale faculta il danneggiato ad agire nei confronti del responsabile civile (responsabilità aquiliana ex artt. 2043 e 2054 c.c.). L’art. 18 della L. 990/1969 (trasfuso nell’art. 144 D.Lgs. 209/2005) consente al danneggiato di agire direttamente nei confronti della compagnia che garantisce la R.c.a. sul veicolo danneggiante. Ora, l’art. 149 6° comma D.Lgs. 209/2005 impone una diversa facoltà, e, precisamente, quella di agire direttamente nei confronti della propria compagnia. Il Giudice, dunque, sarà chiamato, prima di procedere all’accertamento della fondatezza della pretesa attorea, a verificare la sussistenza dei presupposti fissati dalla norma per accedere alla orma di tutela processuale “speciale” invocata.

Tale accertamento ingenererà, evidentemente, alcune anomalie.

Sarà complesso accertare la sussistenza della copertura assicurativa su entrambi i veicoli, mancando in giudizio l’altra impresa assicuratrice.

Non solo. Nell’ipotesi di lesioni personali a carico del conducente il cui calcolo sia dubbio (immaginiamo l’ipotesi di un danno che comporti postumi pari al 9/10% di solo danno biologico), il giudizio del Tribunale, anche a seguito della c.t.u. medico legale sarà dirimente.

I riflessi di tali considerazioni però, allo stato, impongono una severa riflessione sui possibili sviluppi della norma che, lungi dall’accelerare l’iter processuale, potrebbe diventare solo lo spunto e la causa di una inaccettabile moltiplicazione del contenzioso assicurativo. Con conseguente aumento dei costi e con buona pace dell’intento (frustrato) del legislatore.

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