Archivio per Giugno, 2009

Fabrizio Premuti (esperto Assicurazioni di Adiconsum): perchè non tace?

taci.gifAlla luce della sentenza della Corte Costituzionale, riportiamo le dichiarazioni, a dir poco ondivaghe, del responsabile assicurazioni di Adiconsum, e ci chiediamo: perchè non tace?

Premuti 2002 (il Salvagente - 21 febbraio 2002)

Estendere l’indennizzo diretto ai sinistri che hanno comportato anche danni fisici significava dare un alibi alle imprese per ritardare il risarcimento, che oggi per legge deve essere corrisposto entro 30 giorni. Perché un’invalidità permanente si consolidi, infatti, occorre che trascorrano almeno sei mesi. …..Infine, l’esclusione dell’assistenza legale: non si può pretendere che una persona che ha subito un danno grave non goda da subito dell’assistenza e dell’aiuto di un professionista 

Premuti 2006 (Help Consumatori - 1 dicembre 2006)

“L’indennizzo diretto: un cambiamento straordinario, quasi epocale, permetterà ai consumatori e agli assicurati di potersi relazionale direttamente con la compagnia che hanno scelto per assicurarsi. La garanzia per il consumatore sarà di avere un maggiore riscontro del servizio che la compagnia che paga sa dargli. Una grande opportunità anche per le compagnie di assicurazione che riusciranno a far comprendere al proprio assicurato quale è il livello di servizio che sanno dare e quindi si metterà in risalto la qualità, cosa che è sempre passata in secondo piano e che invece oggi possiamo mettere in evidenza. Poi cambia tutta una serie di altre occupazioni che dovevano essere fatte con il vecchio sistema di risarcimento, e per prima cosa il dialogo diretto con il proprio assicuratore che dovrà dare obbligatoriamente dare una consulenza e una assistenza al danneggiato

Premuti 2009 (Help Consumatori - 24 giugno 2009) TESTO INTEGRALE

ASSICURAZIONI. Indennizzo diretto, Premuti: “Ecco i punti da rivedere”
24/06/2009 - 11:16

La Corte Costituzionale interviene sull’indennizzo diretto e parla di “carattere alternativo, e non esclusivo, dell’azione diretta nei soli confronti del proprio assicuratore”. Quali le ripercussioni? E quali, più in generale, i problemi posti dall’indennizzo diretto? A rispondere è Fabrizio Premuti, responsabile Rc auto e assicurazioni di Adiconsum.

Cosa cambia con la sentenza?

Nella pratica non dovrebbe cambiare nulla perché la Corte interviene sul punto ma non può modificare l’andamento del quotidiano. E’ evidente che se fosse facoltativo il risarcimento diretto, - io lo chiamo risarcimento diretto e non indennizzo diretto - probabilmente andrebbe rivisto l’intero sistema. Già le associazioni dei consumatori del Cncu produssero all’inizio un documento in cui avevano individuato nel sistema del risarcimento diretto alcune falle e alcuni miglioramenti che dovranno essere apportati, come per esempio l’introduzione della terzietà nell’individuazione del valore economico del danno. Perché parlo di terzietà? Perché oggi siamo nella spiacevole condizione, e questo lo denunciamo da sempre, in cui il debitore stabilisce l’entità del debito. E questo è assolutamente improponibile.

Quali sono dunque i principali difetti del risarcimento diretto così come è impostato?

Prima cosa è appunto che il debitore non può certamente stabilire l’entità del debito ma dev’essere un ente terzo, quindi un perito terzo, un medico terzo, che vanno a individuare quali sono le entità del danno prodotto nei confronti del consumatore danneggiato, e quindi quali sono i valori che vanno applicati nel risarcimento. Non solo: vanno anche individuate le voci che vanno comprese nel risarcimento. Per esempio sul danno alle persone, visto che la sentenza si occupa proprio del danno verso i trasportati, si fa molta confusione su quello che può essere il danno patrimoniale, il danno biologico, il danno morale, il danno esistenziale… Qui va tutto riportato nell’ambito del diritto. E queste voci devono essere assolutamente individuate da una persona che non sia quella che è interessata nel pagamento del risarcimento. Ancora: è stata data all’impresa di assicurazione l’intera partita dell’informazione e dell’assistenza. Se vengono pilotate, e purtroppo abbiamo verificato che l’informazione e l’assistenza sono state pilotate proprio per rimanere magari nell’ambito dei forfait e produrre un lucro ulteriore alla compagnia, questo non va bene perché è ulteriore danno del danneggiato. Questi sistemi vanno rivisti così come va probabilmente rivisto il sistema del forfait.

Le tariffe sono effettivamente diminuite?

Se prendiamo i premi complessivi, dovremmo dire che probabilmente sono anche diminuite. Ma la realtà dei fatti non è questa, perché in quei territori in cui le compagnie si aspettavano la caduta dell’obbligo a contrarre, le hanno aumentate. Nei territori in cui intendono produrre nuovi assicurati, utilizzano la flessibilità tariffaria e abbattono le tariffe nuove depositate presso l’Isvap anche del cinquanta per cento. Non c’è un meccanismo tariffario al ribasso, c’è un meccanismo tariffario fortemente selettivo che è in antitesi con quello che ha prodotto, nel 1969, la rc obbligatoria.

di Sabrina Bergamini

2009 - redattore: BS

Sentenza Corte costituzionale. Pentimento di MDC?


helpconsumatori.gifPiù di un anno fa ho avuto un lungo ed aspro scambio epistolare con il Presidente di MDC, Antonio Longo che, quando fu varata la procedura, diceva: ”l’associazione del CNCU Movimento Difesa del Cittadino commenta positivamente l’approvazione del Codice delle Assicurazioni e in particolare dell’indennizzo diretto. I consumatori riceveranno indubbi benefici da questa semplificazione, perché potranno rivolgersi direttamente alla propria compagnia evitando lungaggini e burocratizzazioni A questo punto le compagnie assicurative non hanno poi alibi e devono procedere all’abbassamento delle polizze per le quali i consumatori in dieci anni hanno raddoppiato la loro spesa con livelli di costo insostenibili soprattutto per i giovani neo-patentati“. Opzioni di Lettura ‘Sentenza Corte costituzionale. Pentimento di MDC?’

IL MANIFESTO: Rc auto, i soliti lamenti che diventano aumenti

il_manifesto_18_gennaio.jpg POLITICA & SOCIETÀ 21.06.2009 | di Massimo Bongiorno

Rc auto, i soliti lamenti che diventano aumenti

Per sua fortuna Thomas Eliot non si è mai occupato di assicurazioni Rc Auto, tanto meno in Italia. Altrimenti non avrebbe mai scritto che è aprile il più crudele dei mesi, ma giugno. Ogni anno, a cavallo del solstizio d’estate, si assiste infatti allo stesso balletto di dichiarazioni tra compagnie di assicurazione (Ania), authority di settore (Isvap) e associazioni di consumatori. Che si trascina dall’assemblea dell’Isvap a metà mese a quella dell’Ania, a inizio luglio, e quasi regolarmente finisce per partorire provvedimenti legislativi in piena estate, mentre gli italiani pensano a tutt’altro. La nota costante è il pianto greco delle compagnie, che per giustificare il continuo «mancato calo» delle tariffe indossano alternativamente i panni di vittime di un perverso sistema di truffe oppure di un «calo allarmante» nella raccolta.
Il risultato è che dal 1994, anno fatidico della liberalizzazione del settore, il costo medio delle polizze Rc Auto è cresciuto in Italia di oltre il 160%: un record sicuramente europeo e molto probabilmente mondiale. Nello stesso tempo, il Parlamento ha sfornato a ritmi regolari provvedimenti per abbattere i costi dei risarcimenti a carico delle compagnie, dalla revisione delle tabelle sul danno biologico nel 2001 (tutte abbassate) fino all’indennizzo diretto, nel 2007. E dove non si è spinto il legislatore, hanno agito altri. A novembre, ad esempio, alcune sentenze della Corte di Cassazione hanno di fatto reso il risarcimento del «danno morale» (circa il 30% dei cosiddetti «danni alla persona») quasi impossibile al di fuori di una costosa e lunga causa civile, che non tutti possono permettersi. Singolare coincidenza: il presidente della Suprema Corte di Cassazione, professor Vincenzo Carbone, è anche presidente onorario dell’associazione «Melchiorre Gioia», il think tank finanziato dalle compagnie di assicurazione (nel comitato esecutivo siede il dottor Vittorio Verdone, responsabile del settore auto dell’Ania).
L’anno scorso, subito dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni, le compagnie hanno trovato nei nuovi inquilini del Palazzo buone sponde per intervenire sulle liberalizzazioni di Bersani. Delle famose «lenzuolate» restava poco già allora, oggi sarebbe generoso parlare tuttalpiù di un paio di federe: il plurimandato per gli agenti e la facoltà per gli assicurati di recedere senza penali da contratti pluriennali. Tutti e due rischiano di scomparire, il secondo più del primo, grazie a un paio di emendamenti ad hoc a un disegno di legge (il 1195) che guarda caso rischia di essere convertito in estate. Quest’anno, infatti, le parti in commedia non sono cambiate.
Il sipario si è alzato l’11 giugno all’assemblea annuale dell’Isvap, presieduta (ironia della sorte) da un omonimo del famoso attore Giancarlo Giannini, e non si sa bene quando calerà. Intanto il numero uno dell’Ania Fabio Cerchiai intona il lamento delle compagnie per un calo della raccolta del 3% nel 2008. Tenendo presente che le vendite di auto sono crollate di oltre il 13% (l’usato è fermo) ci sarebbe da brindare, ma invece lui annuncia aumenti tariffari. Anzi: Generali ha già ritoccato di un 4% medio il listino. Le associazioni di consumatori parlano di «pizzo legalizzato», ma intanto mantengono discutibili contaminazioni con l’Ania (vedi il Forum Ania-Consumatori…). E l’Isvap ha appena dato il via libera alla fusione Toro-Generali: così 4 gruppi (Fondiaria-Sai, Allianz, Unipol e Toro-Generali) controlleranno circa il 90% del mercato Rc auto: alla faccia della concorrenza.

RC Auto: il gioco delle tre carte. Prezzi in rialzo, risarcimenti in ribasso.

gioco-tre-carte1.jpgIl mese di giugno pone alla ribalta il florido settore delle assicurazioni, nonostante i tempi di crisi, e il comparto della RC Auto, quello a più alto impatto sociale.Il dibattito si innesca abitualmente durante l’assemblea dell’ISVAP, prosegue serrato fino a quella dell’ANIA e, di solito, nella distrazione del clima pre-festivo, vengono partorite mostruosità legislative che da sette anni a questa parte non hanno ridotto i prezzi delle polizze, che hanno continuato ad aumentare, ma solo umiliato il diritto delle vittime della strada ad ottenere un giusto ed equo risarcimento e l’assistenza di un professionista indipendente.Questa verità è dimostrabile con i bilanci delle compagnie che, fino al 2007, guadagnavano quasi un miliardo di Euro mentre, nel 1999, perdevano quasi due miliardi di euro.Cosa è successo allora nel 2008? Perché le compagnie dichiarano di essere in perdita, a dire il vero lievissima, annunciando, peraltro, aumenti dei premi?Cerchiamo di sbrogliare la matassa.L’ISVAP è intervenuto spesso per appoggiare una misura come l’indennizzo diretto continuando a difenderlo a spada tratta asserendo che ha velocizzato i risarcimenti di 12 giorni!!!

A Roma si direbbe “riconsolati con l’aglietto” se è vero, come è vero, che con tale infausta procedura si è privato il danneggiato del diritto all’assistenza di un patrocinatore nella delicata fase stragiudiziale e messo la volpe (la compagnia) a guardia del pollaio (e i polli da spennare sono appunto le Vittime della Strada).

Niente assistenza, dunque, e risarcimenti determinati unilateralmente dall’assicurazione che deve, prima di tutto, far quadrare i bilanci.

E i premi? A parte l’ANIA, che sostiene, con una certa faccia tosta, che siccome non sono aumentati si sono ridotti, hanno continuato a marciare all’insù.

Il mistero si fa ancor più fitto perché, posto che il 2008 è stato l’anno in cui la nuova procedura (avviata a febbraio del 2007) è entrata a pieno regime, con i peana dei Consumatori, ci si chiede come mai le compagnie ora piangano miseria.

L’ISVAP, troppo innamorata forse della sua “creatura”, unitamente a quelle associazioni dei consumatori del CNCU, organismo presieduto per legge dal Ministro dello Sviluppo Economico, afferma che le perdite delle compagnie sono dovute all’aumento della concorrenza.

Concorrenza? Pare temerario sostenerlo. Infatti i primi quattro gruppi assicurativi detengono l’80% del mercato con una fitta rete di partecipazioni azionarie infragruppo.

Aumento dei costi? Temeraria, se non mistificatoria, anche questa tesi. Infatti l’ISVAP e il CNCU hanno sottoscritto intese con il Governo e l’ANIA che hanno portato, sin dal 2001, al varo di norme stringenti che hanno ridotto mediamente del 20-30% il risarcimento del danno alla persona. Si sottolinea che proprio dall’entrata in vigore di quelle norme, che si sono succedute con cadenza quasi annuale, i bilanci delle compagnie sono esplosi di utili.

Utili che hanno consentito a tutte le grandi Assicurazioni, che scoppiavano di liquidità, di comprarne altre più piccole, di tentare azzardate scalate finanziarie, o di investire in altri settori come le compagnie aeree.

L’ISVAP e, men che meno, i consumatori non nominano, per completare il quadro, gli effetti delle recenti sentenze a sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno precarizzato, in sede stragiudiziale, il danno morale, una componente del risarcimento il cui valore oscilla attorno al 25-30% del danno alla persona per almeno il 90% delle tipologie di lesione.

La conseguenza di tali infauste sentenze è costituta da una erosione strisciante dei risarcimenti che obbliga peraltro il danneggiato a una ordalia di oneri probatori medici, talvolta assurdi, che solo un giudice, durante un lungo ed estenuante contenzioso, può valutare

Ci si chiede allora come mai le compagnie nel 2008 si siano mangiate un miliardo di Euro di utili, proprio nell’anno dell’apoteosi dell’indennizzo diretto.

Può forse essere che le frodi e le speculazioni, come abbiamo previsto, siano aumentate? E’ probabile. Infatti, per quanto l’ISVAP ne dichiari una riduzione (solo di quelle sventate) vi è da dire che il meccanismo dell’indennizzo diretto può essere un incentivo alla speculazione del singolo e alla frode sistematica.

Con la procedura di indennizzo diretto le compagnie risarciscono infatti sulla base di forfait determinati da un comitato tecnico in cui albergano anche due membri del CNCU.

Precisiamo, con l’occasione, che uno è il vicepresidente di Federconsumatori nonchè vice presidente del Forum ANIA-Consumatori, organismo presieduto dall’ANIA, e Vice Presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, sempre presieduta dall’ANIA, e l’altro è l’esperto di assicurazioni dell’Adicunsum, la punta di diamante della stagione di concertazione tra Ania e CNCU.

Se una compagnia paga il risarcimento sotto il forfait guadagna. In caso contrario perde. In una stanza di compensazione i guadagni e le perdite vengono poi compensati.

Se il meccanismo è tale i truffatori o gli speculatori possono, involontariamente, contribuire al buon andamento del bilancio di una compagnia. Tanti sinistri sotto i forfait, buoni guadagni e quindi pochi stimoli a indagare sulla veridicità del sinistro.

Succedeva così, soprattutto nelle cosiddette “aree speciali”, anche all’epoca della procedura CID che riguardava solo i danni materiali.

L’ANIA, che ne discute ormai da tre anni, vorrebbe, a parole, una agenzia pubblica antifrode in campo assicurativo in grado di sventare o ridurre tali fenomeni. Sostiene che è pronta ad investire per realizzarla, salvo poi osservare che la proposta presentata, basata sul lavoro di una decina di  informatici che scandagliano i data base dall’ISVAP o dell’INAIL, pare essere insufficiente a raggiungere l’obiettivo, soprattutto se la si compara con le esperienze di paesi di grande cultura assicurativa come gli Stati uniti, l’Inghilterra e la Francia.

Vi è però un’altra conseguenza perversa dell’indennizzo diretto. Posto che vi è obbligo della denuncia da ambo le parti ad aprire un sinistro, l’effetto che si crea è interessante. Infatti è risaputo che i sinistri sono in calo ma per l’ANIA sono aumentati del 3% nel 2008.

Sottolineiamo che prima del varo della procedura chi aveva subito un danno e aveva ragione non era certo obbligato a denunciare alcunché alla propria compagnia perché chiedeva il risarcimento alla assicurazione del responsabile..

Come è stata gestita la procedura?

Malissimo. Il senatore Lannutti, un altro degli aedi dell’indennizzo diretto, diceva che i danneggiati sarebbero stati “coccolati” dalla propria compagnia. Sberle invece, e tante!!. L’ISVAP registra infatti decine di migliaia di reclami nel settore RC auto che sono solo la punta dell’iceberg dell’inefficienza liquidatoria delle compagnie.

Dove è andato a finire dunque quel miliardo di utili del 2007?

Sul lato della raccolta è verosimile una frenata che va di pari passo con la crisi del mercato dell’auto, ormai saturo. Ma è un effetto marginale.

Il plurimandato? Si è diffuso relativamente, quindi le compagnie non possono certo lamentarsi di aver trasferito parte degli utili su maggiori provvigioni per gli agenti.

Sul lato dei costi invece può essere ipotizzabile l’effetto pieno dell’indennizzo diretto: una maggiore speculazione sommersa che, nell’aggregato, aumenta i costi globali dei risarcimenti ai quali si aggiunge la duplicazione virtuale dei sinistri.

L’argomento non è folle ed e stato trattato scientificamente, almeno nel primo punto, dall’ex direttore generale dell’ANIA Giampaolo Galli in un ponderoso saggio del 2006, paradossalmente in inglese, che probabilmente non è stato letto dal legislatore con la dovuta attenzione.

Come si torna dunque alla normalità che poi è rappresentata da compagnie che, dovendo pagare di tasca propria i sinistri, riprendono a svolgere una attività istruttoria sul territorio più attenta?

Il programma è semplice e in due punti:

  1. Abolire l’indennizzo diretto, profeticamente definito dallo scomparso Alfonso Desiata, ex presidente dell’ANIA e che ha fatto ottenere alle compagnie ottimi risultati legislativi, un disastro, ripristinando quindi  il diritto alla difesa del danneggiato nella fase stragiudiziale. La recentissima sentenza della Corte Costituzionale, che ne sancisce, una buona volta, la facoltatività, può essere il viatico per la rottamazione della procedura. Dipende, a questo punto, più che dal legislatore, dalla volontà di una o due grandi compagnie.
  2. Creare una agenzia antifrode in campo assicurativo seria e in linea con le migliori esperienze estere.

Sul fronte dei diritti del danneggiato invece proponiamo:

  1. Adottare, come riferimento minimo per il valore economico del  risarcimento del danno alla persona, le tabelle del tribunale di Milano.
  2.  Aggiornare, con la formazione di una commissione medica equilibrata, le tabelle  medico legali per le lesioni cosiddette lievi.
  3. Modificare la composizione delle commissione ministeriale che si occupa di definire i valori medico legali ed economici per il danni gravi e gravissimi posto che i risultati sino ad ora ottenuti sono il frutto di un palese squilibrio a favore delle componenti assicurative.

Riprendere in concetto di responsabilità e tutela dei diritti può riportare ad un mercato assicurativo in cui, a parità di prezzi (che mai scenderanno in modo apprezzabili), si potrà almeno godere di una valida tutela delle Vittime della Strada, soprattutto di quelli vere.

Il risarcimento diretto è facoltativo: conferma definitiva della Consulta

cortecostituzionale.jpgRicevo una chiamata dall’Avvocato Dario Mastria dell’UNARCA che mi notizia della pubblicazione  della seguente Sentenza della Corte Costituzionale. Non entriamo nel merito delle innumerevoli analisi che si faranno ma il sistema di risarcimento diretto ne esce certamente ”precarizzato”. Un tipo di precarietà che alle compagnie potrebbe non piacere. Solo il tempo ci farà capire se si tratta di una prova generale di rottamazione della procedura.

Danno biologico di lieve entità: aggiornamento degli importi per l’anno 2009

Per tutti coloro che a luglio si troveranno a definire una serie di pratiche pre-festive inoltro la mail di un gentilissimo dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico per quanto riguarda l’aggiornamento (striminzito) degli importi del danno biologico ai sensi dell’art. 139 del Codice delle Assicurazioni. Invito, per chi fosse interessato, a rispondere al sondaggio qui di fianco che sta fornendo un andamento interessante.

—– Original Message —–
From: ROSSI VINCENZO
To: posta@studiomannacio.it
Sent: Monday, June 15, 2009 11:38 AM
Subject: art. 139, comma 1, Codice delle assicurazioni private/ aggiornamento importi.

E’ alla firma del Ministro il decreto di aggiornamento degli importi indicati nel comma 1 dell’art. 139 del Codice delle assicurazioni private.

I relativi importi sono così aggiornati:

- settecentoventotto euro e sedici centesimi (importo lettera a);

- quarantadue euro e quarantotto centesimi (importo lettera b).

Cordiali saluti.

Dott. Vincenzo Rossi, Viceprefetto

Dirigente Ufficio Servizi Assicurativi

Direzione Generale per la concorrenza ed i consumatori

Dipartimento per la regolazione del mercato

Ministero dello Sviluppo Economico

Nuovo sondaggio: qual’è la compagnia di assicurazione meno transattiva?

assicurazioni1.jpgIl primo sondaggio sulla liquidazione del danno morale ha avuto un successo inaspettato e fornito una tendenza chiara. Su oltre 270 partecipanti , prevalentemente patrocinatori stragiudiziali o avvocati, il 97% (!) ha dichiarato di avere problemi nella liquidazione stragiudiziale di tale componente di danno.  Speriamo che le nuove tabelle del Tribunale di Milano possano invertire l’infausto andamento. Se, però, il problema esiste è bene andare a fondo facendo i nomi. Qui di fianco un sondaggio che consente una risposta ad una semplice domanda: quale è la compagnia meno transattiva? Rispondente numerosi!!

IMPORTANTE! - Milano: le Tabelle del Tribunale.

Dal tempestivo sito dell’UNARCA due novità importantissime:

L’Osservatorio per la Giustizia di Milano conferma il riconoscimento del danno morale - Illustrazione metodo applicazione tabelle dell’Osservatorio Milanese

 Aggiornate le Tabelle del Tribunale di Milano - Scarica la tabella 2009 del Tribunale di Milano

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SONDAGGIO

Qual è la compagnia meno transattiva?

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