Risarcimento Rc auto: senza un consulente in infortunistica non vai da nessuna parte

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3 Risposte a “Risarcimento Rc auto: senza un consulente in infortunistica non vai da nessuna parte”


  1. 1 Il Nibbio 22 Feb 2010 a

    Fra fusioni ed accorpamenti e spese sostenute inverosimili, risulata che sono sotto di tot %. Me puareto, me tapino, sono costretto ad aumentar le polizze, a voi tutti. Ma quanto ce despiace, ma tanto, tanto tanto … tanto niuno me pò dì nulla, nessun veto, tanto dovete morire tra tra tra, tanto dovete morire tra tra tra, tanto dovete morire tra tra tra
    MA FATEMI IL PIACERE! CHI POLIZZA FERISCE, DI PIAZZA PERISCE! TANTO LA GATTA VA AL LARDO, CHE CI LASCIA LO ZAMPINO! E … COME DISSE QUALCUNO TANTI ANNI FA, … DIO NON PAGA IL SABATO!
    Dal giornale Borsa Italiana Spa p.IVA: n. 12066470159. 20-2-2010 ore 19.11. Il garante: più concorrenza per banche e assicurazioni. In una nota a governo e parlamento, l’Antitrust ha segnalato le storture dei mercati assicurativo e bancario FTAOnline News, Milano, 15-2-2010 12:09.
    Il mercato delle assicurazioni, così come quello bancario, non è ancora limpido a sufficienza: lo sostiene l’Antitrust, che, la settimana scorsa, è tornata a chiedere nuove e più precise norme per la regolamentazione degli assetti di governance di banche e assicurazioni.
    Una rete di relazioni troppo fitta. A inquinare la concorrenza, secondo l’autorità garante, sarebbero i legami azionari, parasociali e personali tra i vari operatori, una rete di relazioni che impedirebbe agli utenti di godere di dinamiche di mercato dall’andamento normale e regolare.
    La governance della discordia. Come si legge nella segnalazione inviata dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato a governo e parlamento: “l’elemento di maggiore problematicità resta quello degli assetti di governance delle banche e delle assicurazioni: l’ampia diffusione di legami azionari e personali fra operatori concorrenti e la figura ambigua dell’amministratore indipendente sono elementi che concorrono ad ostacolare l’instaurarsi di una reale concorrenza nei mercati dei servizi finali. Il legislatore dovrebbe intervenire con una legge di princìpi lasciando agli statuti la loro attuazione”. Soluzioni proposte. Per risolvere queste storture, l’Antitrust ha avanzato la richiesta di poter disporre di maggiori poteri. In particolare, l’autorità garante riterrebbe utile poter sollevare, direttamente o tramite il Consiglio dei ministri, questioni di legittimità costituzionale in relazione a normative che violano il principio della libera concorrenza. Altra misura che il garante riterrebbe utile adottare è quella di poter “impugnare davanti al giudice amministrativo gli atti della pubblica amministrazione di particolare rilevanza economica che violino norme comunitarie e nazionali a tutela della concorrenza, al fine di incentivare al massimo il ricorso a procedure di gara trasparenti e non discriminatorie negli atti pubblici in materia di concessioni o appalti”. Infine, ultima proposta dell’Antitrust, è quella di “inibire, in via amministrativa, le clausole vessatorie inserite nei contratti di massa standardizzati”.
    Aumento dei massimali: pro e contro
    -RC Auto: sei sicuro del confronto tariffe?
    -Assicurazioni auto: plurimandato in via d’estinzione

    Banca d’Italia - Le Rilevazioni. Rilevazione Aggiornata al 15 Febbraio. Il 60% delle attività scudate rimane all’estero. 19 Feb - 09:31
    Banca d’Italia prende le misure dello scudo e pubblica una rilevazione aggiornata alle segnalazioni del 15 febbraio. Le rilevazioni coprono ancora la prima tornata del provvedimento conclusasi il 15 dicembre scorso, quella con l’aliquota al 5% contro il 6-7% della proroga. I dati, sebbene costruiti su una base leggermente diversa da quella del Tesoro, costituiscono un approfondimento ufficiale interessantissimo su quanto già comunicato dal governo. Via Nazionale ricostruisce il rimpatrio di circa 85 miliardi di euro contro i 95 miliardi contati dal Tesoro: l’istituto guidato da Mario Draghi non conta alcuni beni patrimoniali come opere d’arte e preziosi, si ferma inoltre sulla soglia delle operazioni da 50 mila euro per Unione Europea, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda, mentre per il resto del mondo arriva ai 12.500 euro. Nonostante questo la “fotografia” della Banca d’Italia appare estremamente efficace. Innanzitutto si scopre che i rimpatri con liquidazione, ossia il rientro fisico di capitali in Italia, si sono fermati a 34,8 miliardi su un totale di 85,1 miliardi di attività regolarizzate: questo significa che quasi il 60% dei patrimoni scudati è rimasto fuori dai nostri confini e non aiuterà la ripresa se non con la tassazione futura. Come prevedibile le attività rimpatriate con liquidazione sono in gran parte depositi in conto corrente (circa 33,7 miliardi di euro) contro meno di un miliardo di titoli di debito (obbligazioni) e appena 100 milioni in azioni. Consistenti i rimpatri esclusivamente giuridici dei titoli finanziari: 11,87 miliardi di euro in titoli azionari e altri 19,74 miliardi di euro in titoli di debito sono rimasti all’estero. In pratica, fra titoli e altre attività finanziarie, sono rimasti fuori confine circa 38,1 miliardi di euro: frutteranno tasse al Bel Paese ma potrebbero non ritornare mai fisicamente in Italia.
    Perché tante attività lasciate all’estero? È possibile che la realizzazione in questi casi sia stata più rapida del rimpatrio effettivo dei titoli. Lo smontaggio di strutture finanziarie all’estero potrebbe aver reso più complesso il rimpatrio fisico di queste attività. In questi due casi è ancora possibile che in un certo lasso di tempo le attività rientrino in Italia. Se invece gli scudanti avessero deciso di non portare i capitali in Italia per “prudenza”, sarebbe più inverosimile un rientro in un secondo momento. Altri dati confermano quanto appreso in precedenza e lo sottolineano. Per esempio la stragrande maggioranza dei capitali proviene dalla Svizzera dalla quale, fra rimpatri fisici e giuridici, proviene circa il 70% delle attività illegalmente detenute all’estero prima di questo provvedimento. Lo scudo ha, infatti, fatto rientrare dalla Repubblica elvetica quasi 60 miliardi di euro di cui circa 25 in attività effettivamente rientrate (rimpatri con liquidazione) e altri 35 miliardi rientrati solo giuridicamente (rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni). Il secondo ospite di capitali e asset sfuggiti al monitoraggio fiscale e adesso scudati è stato invece il Principato di Monaco con 2,6 miliardi di euro già liquidati e 1,5 miliardi di euro soggetti a rimpatrio giuridico. In realtà, se si guarda agli asset complessivamente regolarizzati, il secondo posto tocca al Lussemburgo che ha riportato “giuridicamente” in Italia 7,3 miliardi di euro di cui, però, solo 1,28 miliardi di euro sono rientrati nel Bel Paese “fisicamente”. A ruota San Marino, Austria, Liechtenstein e quindi Regno Unito, Francia e Irlanda. Ancora una volta la differenza fra capitali scudati e capitali effettivamente rientrati salta all’occhio.

  2. 2 Il Nibbio 22 Feb 2010 a

    Borsa Italiana Spa p.IVA: n. 12066470159. 20-2-2010 ore 19.11.
    Il garante: più concorrenza per banche e assicurazioni. In una nota a governo e parlamento, l’Antitrust ha segnalato le storture dei mercati assicurativo e bancario FTAOnline News, Milano, 15 Feb - 12:09
    Il mercato delle assicurazioni, così come quello bancario, non è ancora limpido a sufficienza: lo sostiene l’Antitrust, che, la settimana scorsa, è tornata a chiedere nuove e più precise norme per la regolamentazione degli assetti di governance di banche e assicurazioni.
    Una rete di relazioni troppo fitta
    A inquinare la concorrenza, secondo l’autorità garante, sarebbero i legami azionari, parasociali e personali tra i vari operatori, una rete di relazioni che impedirebbe agli utenti di godere di dinamiche di mercato dall’andamento normale e regolare.
    La governance della discordia
    Come si legge nella segnalazione inviata dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato a governo e parlamento: “l’elemento di maggiore problematicità resta quello degli assetti di governance delle banche e delle assicurazioni: l’ampia diffusione di legami azionari e personali fra operatori concorrenti e la figura ambigua dell’amministratore indipendente sono elementi che concorrono ad ostacolare l’instaurarsi di una reale concorrenza nei mercati dei servizi finali. Il legislatore dovrebbe intervenire con una legge di princìpi lasciando agli statuti la loro attuazione”.
    Soluzioni proposte
    Per risolvere queste storture, l’Antitrust ha avanzato la richiesta di poter disporre di maggiori poteri. In particolare, l’autorità garante riterrebbe utile poter sollevare, direttamente o tramite il Consiglio dei ministri, questioni di legittimità costituzionale in relazione a normative che violano il principio della libera concorrenza. Altra misura che il garante riterrebbe utile adottare è quella di poter “impugnare davanti al giudice amministrativo gli atti della pubblica amministrazione di particolare rilevanza economica che violino norme comunitarie e nazionali a tutela della concorrenza, al fine di incentivare al massimo il ricorso a procedure di gara trasparenti e non discriminatorie negli atti pubblici in materia di concessioni o appalti”. Infine, ultima proposta dell’Antitrust, è quella di “inibire, in via amministrativa, le clausole vessatorie inserite nei contratti di massa standardizzati”.
    Aumento dei massimali: pro e contro
    -RC Auto: sei sicuro del confronto tariffe?
    -Assicurazioni auto: plurimandato in via d’estinzione

    Banca d’Italia - Le Rilevazioni. Rilevazione Aggiornata al 15 Febbraio. Il 60% delle attività scudate rimane all’estero. 19 Feb - 09:31
    Banca d’Italia prende le misure dello scudo e pubblica una rilevazione aggiornata alle segnalazioni del 15 febbraio. Le rilevazioni coprono ancora la prima tornata del provvedimento conclusasi il 15 dicembre scorso, quella con l’aliquota al 5% contro il 6-7% della proroga. I dati, sebbene costruiti su una base leggermente diversa da quella del Tesoro, costituiscono un approfondimento ufficiale interessantissimo su quanto già comunicato dal governo. Via Nazionale ricostruisce il rimpatrio di circa 85 miliardi di euro contro i 95 miliardi contati dal Tesoro: l’istituto guidato da Mario Draghi non conta alcuni beni patrimoniali come opere d’arte e preziosi, si ferma inoltre sulla soglia delle operazioni da 50 mila euro per Unione Europea, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda, mentre per il resto del mondo arriva ai 12.500 euro. Nonostante questo la “fotografia” della Banca d’Italia appare estremamente efficace. Innanzitutto si scopre che i rimpatri con liquidazione, ossia il rientro fisico di capitali in Italia, si sono fermati a 34,8 miliardi su un totale di 85,1 miliardi di attività regolarizzate: questo significa che quasi il 60% dei patrimoni scudati è rimasto fuori dai nostri confini e non aiuterà la ripresa se non con la tassazione futura. Come prevedibile le attività rimpatriate con liquidazione sono in gran parte depositi in conto corrente (circa 33,7 miliardi di euro) contro meno di un miliardo di titoli di debito (obbligazioni) e appena 100 milioni in azioni. Consistenti i rimpatri esclusivamente giuridici dei titoli finanziari: 11,87 miliardi di euro in titoli azionari e altri 19,74 miliardi di euro in titoli di debito sono rimasti all’estero. In pratica, fra titoli e altre attività finanziarie, sono rimasti fuori confine circa 38,1 miliardi di euro: frutteranno tasse al Bel Paese ma potrebbero non ritornare mai fisicamente in Italia.
    Perché tante attività lasciate all’estero? È possibile che la realizzazione in questi casi sia stata più rapida del rimpatrio effettivo dei titoli. Lo smontaggio di strutture finanziarie all’estero potrebbe aver reso più complesso il rimpatrio fisico di queste attività. In questi due casi è ancora possibile che in un certo lasso di tempo le attività rientrino in Italia. Se invece gli scudanti avessero deciso di non portare i capitali in Italia per “prudenza”, sarebbe più inverosimile un rientro in un secondo momento. Altri dati confermano quanto appreso in precedenza e lo sottolineano. Per esempio la stragrande maggioranza dei capitali proviene dalla Svizzera dalla quale, fra rimpatri fisici e giuridici, proviene circa il 70% delle attività illegalmente detenute all’estero prima di questo provvedimento. Lo scudo ha, infatti, fatto rientrare dalla Repubblica elvetica quasi 60 miliardi di euro di cui circa 25 in attività effettivamente rientrate (rimpatri con liquidazione) e altri 35 miliardi rientrati solo giuridicamente (rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni). Il secondo ospite di capitali e asset sfuggiti al monitoraggio fiscale e adesso scudati è stato invece il Principato di Monaco con 2,6 miliardi di euro già liquidati e 1,5 miliardi di euro soggetti a rimpatrio giuridico. In realtà, se si guarda agli asset complessivamente regolarizzati, il secondo posto tocca al Lussemburgo che ha riportato “giuridicamente” in Italia 7,3 miliardi di euro di cui, però, solo 1,28 miliardi di euro sono rientrati nel Bel Paese “fisicamente”. A ruota San Marino, Austria, Liechtenstein e quindi Regno Unito, Francia e Irlanda. Ancora una volta la differenza fra capitali scudati e capitali effettivamente rientrati salta all’occhio.

  3. 3 Renato De Santis 2 Mar 2010 a

    In qualità di consulente di infortunistica stradale, in tanti casi, ho risolto il caso, e quest’ultimo cliente,da zero, ora si compra la casa.

    Certo che ciò va contro le compagnie, e perciò non ci vogliono; esse hanno le apposite stanze da riempire e allora perchè il cittadino da risarcire!

    Molta gente, ed ormai convinta, queste cose non lo sa. Lo sa, forse, solo quando questo capita, e se continua ad aver fiducia della propria
    assicurazione, di certo, non lo saprà mai, perchè la fiducia e cieca e
    impedisce di vedere le cose, purtroppo anche alle persone vedenti….

    Ecco perchè c’è ancora la volpe a guardia del pollaio.


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