Quando nel 2002 ho fatto parte della delegazione italiana ad una Conferenza delle Nazioni Unite a New York ho incontrato uno dei più influenti italiani all’estero, Giandomenico Picco, già vice Segretario Generale.
Riproduco lo stralcio una sua intervista fatta a Report qualche anno fa. C’è molto da imparare.
……….
GIANDOMENICO PICCO – Rappresentante Onu Dialogo fra le civiltà
La burocrazia dell’Onu come le burocrazie dell’occidente in particolare hanno interinato, come dicono i francesi, il concetto che il funzionario non esiste, esiste la macchina. Questo ha fatto sì che le responsabilità individuali vengano quasi coperte dalla responsabilità collettiva che io nego esista
VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE
Giandomenico Picco è stato il numero due dell’Onu quando Perez de Cuellar era segretario generale
GIANDOMENICO PICCO – rappresentante Onu Dialogo fra le civiltà
Il difetto vero dell’Onu, della burocrazia dell’Onu è che abbiamo pochi commandos, una burocrazia vera funziona bene quando lei lascia liberi i commandos. Cosa sono i commandos? I commandos sono gruppi di persone, piccolissimi gruppi di persone che operano in maniera diversa dalla burocrazia e qual è l’elemento principale: che dicono se la cosa non funziona io me ne vado, si assumono la responsabilità in modo diretto o personale, se non funziona mi ammazzano, o personale, se non funziona me ne vado. In questo modo le macchine funzionano. I grandi successi dell’Onu sono arrivati quando un commandos ha preso in mano un caso specifico e lo ha spinto. Gli altri poi seguono. Se lei non ha commandos non funziona niente

Anche noi, PATROCINATORI STRAGIUDIZIALI, tutti nessuno escluso, abbiamo bisogno, anzi necessita, anzi urge, avere di un “COMMANDOS”, agile, snello, aitante, meglio se plurilingue, acculturato, motivato, agguerrito (che quando va a discutere con i poteri forti o che che si credono tali, mettono la propria pistola sul tavolo), sapiente ed esperto, meglio se memoria storica della materia assicurativa sotto i molteplici aspetti, anche i meno conosciuti e subdoli, che nel tempo si sono appalesati più o meno pubblicamente. Mente aperta, penna sempre carica, orecchie lunghe, pugni chiusi con chi osteggia immotivatamente per il puro gusto di schiacciarci, mano tesa per ringraziare chi si spende per noi, piccole formiche in crescita (ricordiamoci ogni tanto, chi sono veramente le formiche, come la nostrana per esempio, che riesce a trasportare pesi pari a 9 volte il proprio).
In effetti questo “commandos” si è già formato, è stato già forgiato, ha un papà, e come tutti i figli, ha bisogno, di nutrimento di prima scelta, vitamine, carezze e coccole, ed essendo troppo giovane, ha bisogno di crescere e rinforzarsi, e questo “commandos” è il CUPS!
Grazie CUPS, il piccolo “commandos” che cresce!
Un ringraziamento particolare, ovviamente, va la papà del CUPS e del sito intenet che porta lo stesso nome, il nostro collega Stefano Mannacio, che attraverso un bel lavoro di ingegneria genetica, ha saputo con grande lungimiranza, “abbinare” vari organismi, al fine di creare la prima “migliore cellula uovo” possibile. Dalla prima cellula uovo iniziale, oggi abbiamo un “organismo vivente” abbastanza sviluppato, ma abbastanza è troppo poco, va alimentato di tutto punto, ed ogniuno di noi deve contribuire in ogni modo, anche semplicemente con delle idee (che comunque andranno vagliate a tavolino), o con quel che uno può, ma la cosa più importante, proprio come fan le formiche, dobbiamo esser tutti collegati sempre, istante per istante, TUTTI uniti all’unisono, tutti devono contribuire anche solo con la propria presenza; la presenza da prestanza e per qunto un elefante possa spazzare il formicaio, difficilmente distruggerà tutte le formiche, solo alcune. Sicuramente una formica riuscirà ad entrare nell’orecchio dell’elefante, e pizzicandolo appena, gli farà perdere l’equilibrio e cadrà a terra miseramente e sopratutto, pesantemente. Meglio esser formichine, agili e snelle, ma forzute e c….te.
Un ringraziamento altrettanto particolare, va a tutti i nostri colleghi che hanno risposto prontamente alla chiamata alle armi del CUPS, prodigandosi anche loro per NOI, i beneficiari. Che ne dite?
Egregio sig. patroc. strag. Mannacio Stefano (papà (e mamma) del CUPS), e credo d’interpretare il sentimento comune di tutti noi PATROCINATORI STRAGIUDIZIALI, per noi tutti, quest’anno, è stato veramente un fatto eccezionale, un vero passo da gigante, gigante, l’aver coagulato diverse entità biologiche (associazioni di categoria maggiormanete rappresentative) e creato il CUPS; mai era successo una cosa simile, finalmente tutti uniti per un unico scopo, e non come nel passato, quando ugniuno cercava di coltivare il proprio orticello e solo quello, mentre il bollettino meteo segnalava sempre temporale. Solo insieme per ogni singolo, ed ogni singolo per l’insieme, possiamo progettare la miglior tettoia protettiva per nostri minuscoli orticelli per poi unirli, solo insieme possiamo inventare l’ariete che ci permetterà di bucare i muri di gomma dei poteri forti (basta rendere la punta incandescente e perforante), solo insieme possiamo controllare il nostro territorio, e impedire eventualmente, se c’è qualcuno di noi che rema contro, o peggio che ci sta vendendo a chi, tenta di eliminarci per asfissia:
NOI volevamo, vogliamo assolutamente, immancabilmente, certamente, come non mai, costi quello che costi, diventare ed esser PATROCINATORI STRAGIUDIZIALI, per legge, e non soltanto per funzione assunta, al momento del conferimento d’incarico del ns. cliente.
NOI VOGLIAMO ESSER PATROCINATORI STRAGIUDIZIALI PROTAGONISTI, h24, e non soltanto degli esperti (lo sappiamo di esserlo).
NOI VOGLIAMO, ASSOLUTAMENTE VOGLIAMO, IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLA NS. PROFESSIONE, PER SEMPRE, FINO ALLA FINE DEI SECOLI.
… E parafrasando il ns. amato Giuseppe Garibaldi, nell’anno dei 150 anni dell’Unità d’Italia, “O si fa il PATROCINATORE STRAGIUDIZIALE, o si muore!”.
p.s. Purtroppo molti noi, sconoscono il significato di unità, ma fortunatamente ci sono gli altri a ricordacelo, RICORDIAMECELO.
Stefano Mannacio, TUTTI NOI, ritenendo d’interpretare il sentimento comune, ti vorremmo quale genitore del CUPS, relatore e commentatore del neo-nato CUPS, alla assemblea ordinaria ANEIS, del 10-6-2011 (ore 15). Grazie.
Cassazione Civile 2° Sez. Sent. 15530 del 11-6-2008: Avvocati, professionisti, consulenza legale, stragiudiziale, attività riservata. Fonte: www.studiolegalelaw.it/new.asp?id=5240:
“Al di fuori delle attività comportanti prestazioni che possono essere fornite solo da soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione (iscrizione o abilitazione prevista per legge come condizione di esercizio), per tutte le altre attività di professione intellettuale o per tutte le altre prestazioni di assistenza o consulenza (che non si risolvano in una attività di professione protetta ed attribuita in via esclusiva, quale l’assistenza in giudizio, cfr.Cass. 12840/2006), vige il principio generale di libertà di lavoro autonomo o di libertà di impresa di servizi a seconda del contenuto delle prestazioni e della relativa organizzazione”
Corte di Giustizia - Sentenza C-94/2004 CIPOLLA Federico / PORTOLESE Rosaria in FAZARI (causa C-94/04); Sentenza in GU C 331, del 30-12-2006, pag. 2 : Avvocati, tariffe, libertà dei servizi legali stragiudiziali, aboliti i minimi. Fonte:curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=IT&Submit=Rechercher$docrequire=alldocs& numaff=C-94/04&datefs=&datefe=&nomusuel=&domaine=&mots=&resmax=100
“Le prime tre questioni sollevate nell’ambito della causa C 94/04 (CIPOLLA Federico contro PORTOLESE Rosaria in FAZARI) e la questione sollevata nell’ambito della causa C 202/04 (MACRINO Stefano CAPODARTE Claudia / MELONI Roberto, causa C-202/2004) devono dunque essere risolte, dichiarando che gli artt. 10 CE, 81 CE e 82 CE non ostano all’adozione, da parte di uno Stato membro, di un provvedimento normativo che approvi, sulla base di un progetto elaborato da un ordine professionale forense quale il CNF, una tariffa che fissi un limite minimo per gli onorari degli avvocati e a cui, in linea di principio, non sia possibile derogare né per le prestazioni riservate agli avvocati né per quelle, come le prestazioni di servizi stragiudiziali, che possono essere svolte anche da qualsiasi altro operatore economico non vincolato da tale tariffa.”
Da www.oua.it : “Patrocinatori stragiudiziali sulle barricate”
No alla riforma forense. Se venisse approvata riserverebbe infatti l’attività stragiudiziale in forma autonoma solo agli avvocati. Abolendo figure professionali come i patrocinatori stragiudiziali, gli esperti di infortunistica stradale o i consulenti specializzati in rami del diritto. In tutto 50 mila professionisti. È l’allarme lanciato, tra gli altri, da Aneis, Associazione nazionale esperti infortunistica stradale che oggi conta su 1.500 iscritti e che richiederà alla Commissione giustizia della camera di essere ascoltata in audizione sulla riforma dell’ordinamento professionale forense. Lo ha spiegato il presidente dell’Associazione, Luigi Cipriano. Domanda. Presidente, quali le problematiche della riforma forense? Risposta. La riforma riserva l’attività stragiudiziale agli avvocati impedendoci così la possibilità di lavorare. È una norma contraria alla giurisprudenza degli ultimi 60 anni e influirebbe a cascata su tutti gli altri ordini professionali, che potrebbero a loro volta richiedere riserve ed esclusive.
D. Quali le vostre mosse dal punto di vista politico?
R. Abbiamo richiesto un’audizione in Commissione giustizia della camera per spiegare tutte le problematiche legate alla proposta di legge all’esame del parlamento. Un impianto normativo che obbliga l’utenza a rivolgersi all’avvocato, reintroduce i minimi tariffari e limita la libera concorrenza.
D. Cosa ne pensa invece della mediazione obbligatoria?
R. Non abbiamo grosse remore sul provvedimento dato che si tratta di una normativa che permette a tutti l’accesso alla conciliazione e non solo agli avvocati. La contraddizione con la riforma forense è evidente: da una parte l’attività stragiudiziale viene riservata, dall’altra la conciliazione apre le porte a tutti i laureati.
D. Qual è il profilo dei vostri iscritti?
R. Siamo patrocinatori stragiudiziali, trattiamo il risarcimento del danno, quindi facciamo in sostanza mediazioni e quando non ci riusciamo sono gli avvocati a portare avanti questa parte di attività in tribunale. Devo dire che fino a oggi la collaborazione con la professione forense è sempre stata totale e vogliamo appunto che continui in questo modo, senza riservare agli avvocati qualsiasi attività di patrocinio stragiudiziale. Come associazione, oltre a far parte di Assoprofessioni, abbiamo costituito il CUPS (Comitato Unitario Patrocinatori Stragiudiziali), a cui hanno aderito altre sette associazioni. Data: 03/02/2011. Fonte: ITALIA OGGI
Grazie dott. Berloffa per aver istituito l’UNIPPROF, menomale!!!!!!!!!!!
Istituto UNI, dal sito ufficiale http://www.uni.com:
Che cos’è una norma? Semplicemente un documento che dice “come fare bene le cose”, garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe. Secondo la Direttiva Europea 98/34/CE del 22 giugno 1998: “norma” è la specifica tecnica approvata da un organismo riconosciuto a svolgere attività normativa per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia obbligatoria e che appartenga ad una delle seguenti categorie:
-norma internazionale (ISO)
-norma europea (EN)
-norma nazionale (UNI).
Le norme, quindi, sono documenti che definiscono le caratteristiche (dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di sicurezza, di organizzazione ecc.) di un prodotto, processo o servizio, secondo lo stato dell’arte e sono il risultato del lavoro di decine di migliaia di esperti in Italia e nel mondo. Le caratteristiche peculiari delle norme tecniche sono:
-consensualità: deve essere approvata con il consenso di coloro che hanno partecipato ai lavori;
-democraticità: tutte le parti economico/sociali interessate possono partecipare ai lavori e, soprattutto, chiunque è messo in grado di formulare osservazioni nell’iter che precede l’approvazione finale;
-trasparenza: UNI segnala le tappe fondamentali dell’iter di approvazione di un progetto di norma, tenendo il progetto stesso a disposizione degli interessati;
-volontarietà: le norme sono un riferimento che le parti interessate si impongono spontaneamente.
COME NASCE UNA NORMA TECNICA
Messa allo studio
Stesura del progetto
Inchiesta pubblica
Pubblicazione
Semplificando numerosi passaggi, l’iter che porta alla nascita di una norma si articola in diverse fasi: la messa allo studio, la stesura del documento, l’inchiesta pubblica, l’approvazione da parte della Commissione Centrale Tecnica e la pubblicazione.
I rappresentanti delle parti economico/sociali interessate possono prendere attivamente parte all’iter di elaborazione di una norma, partecipando ai lavori dello specifico organo tecnico (gruppo di lavoro, sottocommissione o commissione tecnica) o limitandosi ad inviare all’ente di normazione i propri commenti in fase di inchiesta pubblica.
PERCHE’ PARTECIPARE?
Partecipare o no? Secondo una ricerca DIN, il 50% delle imprese ritiene che, partecipando ai lavori di normazione, sia riuscita ad avere un’influenza grande/molto grande nella definizione delle norme e il 47% delle aziende partecipanti al processo normativo è riuscito ad evitare l’inserimento di argomenti problematici o è riuscita ad inserire argomenti desiderati. Da una ricerca Acqua Partners è emerso un elevato consenso – degli oltre 300 manager italiani intervistati – sul fatto che partecipando all’attività di normazione è possibile scambiare informazioni, studi, stimoli che facilitano l’innovazione e che è possibile avere un vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti. Un buon livello di condivisione ha raggiunto anche l’affermazione che partecipando all’attività di normazione è possibile diminuire il costo delle attività di ricerca e sviluppo. In sintesi, i motivi principali che spingono le organizzazioni a contribuire all’attività di normazione sono:
-influire sulla definizione dei contenuti delle norme e non subire requisiti stabiliti dai concorrenti,
-essere informati sui futuri sviluppi normativi, con tempi e costi di adattamento ridotti e, quindi, con vantaggi competitivi sulla concorrenza,
-essere aggiornati sullo “stato dell’arte” dei prodotti/servizi/ processi relativi alla propria attività, ridurre i costi della ricerca ed i rischi ad essa connessi, confrontando con gli altri partecipanti il proprio know-how.
Sono proprio gli esperti delle imprese, “i professionisti”, i rappresentanti della pubblica amministrazione e dei consumatori che possono fare le norme: partecipando all’attività di normazione hanno la possibilità di fare le regole del proprio mercato, anziché di subirle!
LA NORMAZIONE OGGI
L’attività di normazione consiste nell’elaborare – attraverso la partecipazione volontaria, la consensualità e procedure di trasparenza – documenti tecnici che, pur essendo di applicazione volontaria, forniscano riferimenti certi agli operatori e possano pertanto avere una chiara rilevanza contrattuale. A volte l’argomento trattato dalle norme ha un impatto così determinante sulla sicurezza del lavoratore, del cittadino o dell’ambiente che le Pubbliche Amministrazioni fanno riferimento ad esse richiamandole nei documenti legislativi e trasformandole, quindi, in documenti cogenti. in ogni caso, mano a mano che si diffonde l’uso delle norme come strumenti contrattuali e che, di conseguenza, diventa sempre più vasto il riconoscimento della loro indispensabilità, la loro osservanza diventa quasi “imposta” dal mercato. È proprio la progressiva trasformazione dei mercati da locali, nazionali, ad europei ed internazionali che ha portato ad una parallela evoluzione della normativa da nazionale a sovranazionale, con importanti riconoscimenti anche dal WTO (World Trade Organization). Da qui la vasta partecipazione di Paesi, oltre 160, alle attività dell’ISO e l’importanza che le sue norme, pur essendo di libero recepimento da parte degli organismi di normazione suoi membri, rivestono sui mercati mondiali. A differenza dell’ISO il mondo europeo delle normazione è strettamente interrelato con un corpo sempre più completo di direttive dell’Unione Europea e ha dovuto, quindi, darsi regole interne più rigide: gli organismi di normazione membri del CEN sono infatti obbligati a recepire le norme europee e a ritirare le proprie, se contrastanti. In tale contesto è evidente che l’attività normativa nazionale si sta via via limitando a temi più specificatamente locali o non ancora prioritari per studi sovranazionali e sta sempre più organizzando le proprie risorse per contribuire alle attività europee ed internazionali. Dal principio del secolo ad oggi, l’evoluzione della normazione non si è solo concretizzata in un allargamento di orizzonti geografici: la normazione ha infatti subito anche una sensibile evoluzione concettuale, che l’ha portata ad abbracciare significati sempre più ampi. Oggi l’attività di normazione ha per oggetto anche la definizione dei processi, dei servizi e dei livelli di prestazione, intervenendo così in tutte le fasi di vita del prodotto e nelle attività di servizio. Non solo: oggi la normazione si occupa anche di definire gli aspetti di sicurezza, di organizzazione aziendale (UNI EN ISO 9000) e di protezione ambientale (UNI EN ISO 14000), così da tutelare le persone, le imprese e l’ambiente.
LA CERTIFICAZIONE
La certificazione, Il marchio di conformità UNI, I prodotti a marchio UNI, Il Keymark.
La certificazione è una procedura con cui una terza parte indipendente dà assicurazione scritta che un prodotto, un servizio, un processo o una persona è conforme ai requisiti specificati. La certificazione di prodotto/servizio è una forma di “assicurazione diretta”, con cui si accerta la rispondenza di un prodotto tangibile o intangibile ai requisiti applicabili. La certificazione di sistema, assicura la capacità di unA organizzazione (produttrice di beni o erogatrice di servizi) di strutturarsi e gestire le proprie risorse ed i propri processi in modo da riconoscere e soddisfare i bisogni dei clienti, impegnandosi al miglioramento continuo. È una forma di “assicurazione indiretta” e riguarda in particolare i sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001); per l’ambiente (ISO 14001); per la sicurezza delle informazioni (ISO 27001); per la sicurezza alimentare (ISO 22000). La certificazione del personale assicura che determinate figure professionali possiedano, mantengano e migliorino nel tempo la necessaria competenza, intesa come l’insieme delle conoscenze, delle abilità e delle doti richieste per i compiti assegnati. Ha particolare valore per la corretta realizzazione di attività di particolare criticità, per le quali la sola disponibilità di risorse strumentali e procedure operative può non essere sufficiente. La credibilità delle certificazioni dipende dalle organizzazioni che le emettono: la qualificazione degli organismi di certificazione viene indicata con il termine “accreditamento”. Si tratta di procedure eseguite da Enti di parte terza (Enti di accreditamento: in Italia ACCREDIA) che si assumono l’onere di accertare l’oggettiva aderenza da parte degli organismi di certificazione alle prescrizioni indicate dalle diverse norme che ne regolano l’attività.La definizione dei criteri sulla base dei quali viene condotta questa verifica non poteva essere lasciata alla discrezione dei singoli stati nazionali, proprio per le dimensioni del mercato internazionale e per il rispetto del principio della libera circolazione delle persone e delle merci. In Italia, in Europa e nel mondo la serie di norme ISO/IEC 17000 rappresenta il quadro di riferimento normativo imprescindibile per gli Enti di accreditamento, per gli organismi di certificazione di prodotti, di sistemi di gestione, del personale, di ispezione e per i laboratori di prova e taratura, poiché esplicitano i requisiti di professionalità e di competenza che gli organismi e i laboratori sopra citati devono soddisfare.
CHI SIAMO:
UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) è un’associazione privata senza fine di lucro fondata nel 1921 e riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea, che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie – le cosiddette “norme UNI” – in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario (tranne in quelli elettrico ed elettrotecnico). I soci UNI sono imprese, professionisti, associazioni, enti pubblici, centri di ricerca e istituti scolastici. UNI rappresenta l’Italia presso le organizzazioni di normazione europea (CEN) e mondiale (ISO).
LA MISSIONE
Scopo dell’Ente è l’elaborazione di norme tecniche che contribuiscano al miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia del sistema economico-sociale italiano e che siano strumenti di supporto all’innovazione tecnologica, alla competitività, alla promozione del commercio, alla protezione dei consumatori, alla tutela dell’ambiente, alla qualità dei prodotti e dei processi.
LE NORME
Le norme UNI sono documenti che definiscono lo stato dell’arte di prodotti, processi e servizi, specificano cioè “come fare bene le cose” garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe. Sono documenti elaborati consensualmente dai rappresentanti di tutte le parti interessate mediante un processo di autoregolamentazione trasparente e democratico, e – pur essendo di applicazione volontaria – forniscono agli operatori riferimenti certi, anche di rilevanza contrattuale. Le norme tecniche, quindi, sono soluzioni: sono un capitale di conoscenza di valore inestimabile, a disposizione dei professionisti e delle imprese di ogni dimensione, per ottenere forniture di qualità, contenere i costi, rendere più efficiente la propria organizzazione. E ancora, migliorare ed innovare i prodotti, avere un rapporto contrattuale chiaro con i fornitori e i clienti. Professioni non regolamentate e sicurezza sul lavoro: due appuntamenti a SiACeN 2011, Martedì 17-5-2011, siacen_2011Nell’ambito della manifestazione SiACeN 2011, il 1° Congresso Nazionale sui Sistemi di Gestione, Accreditamenti, Certificazioni, Notifiche organizzato da ANGQ e AICQ e che vede UNI tra i patrocinatori, segnaliamo due appuntamenti che si terranno entrambi il giorno 19 maggio. Rispondere alla domanda “qualifica o certificazione delle figure professionali non regolamentate? Una soluzione potrebbe non escludere l’altra” è l’obiettivo della plenaria “Qualifica/certificazione delle professioni non regolamentate”, in programma nella mattinata di giovedì 19 maggio. Da anni si dibatte sull’argomento e, forse, si sta intravedendo una soluzione definitiva che non può non tenere conto di quanto già fatto da diverse organizzazioni e delle indicazioni emergenti dal mondo della certificazione in ambito di mutuo riconoscimento europeo e mondiale (IPC). Un tema di grande interesse per migliaia di professionisti ed operatori (associazioni di categoria, organismi di certificazione, scuole di formazione, ecc.) che non mancherà di suscitare un’interessante dibattito. Il moderatore della plenaria sarà Ruggero Lensi, direttore Relazioni esterne, sviluppo e innovazione dell’UNI, che interverrà anche in qualità di relatore nel corso dell’incontro.
Anche questa UNIPROF, è un commandos agile e snello, ecc. ecc.
Da LA REPUBBLICA.it Supplemento Affari e Finanza: Lun. 30-5-2011.
Professionisti senza albo, battaglia finale in Parlamento, di Valentina CONTE
Hanno discusso, si sono divisi e poi ricomposti. Ora, per l’ultima battaglia, quella decisiva in Parlamento, si ripresentano uniti. «L’obiettivo comune è arrivare a regolamentare lo status di professionista», taglia corto Giuseppe Lupoi, presidente del COLAP, il coordinamento delle libere associazioni professionali. «Ma non chiamiamole professioni non regolamentate, si fa confusione. Sono professioni associative», puntualizza. Il motivo del contendere sono tutti quei lavoratori che svolgono un’attività professionale, ma che non appartengono ad alcun albo. I contendenti, ora alleati, sono le associazioni più importanti che li rappresentano: COLAP e ASSOPROFESSIONI. La novità è che presto anche questi professionisti potrebbero avere un riconoscimento ufficiale e dunque maggiori tutele sotto il profilo previdenziale e assistenziale. Niente a che vedere, però, con gli Ordini. «È una legge semplice, che attendiamo da tempo e che si può fare», osserva Lupoi. «E soprattutto che avrà un impatto importantissimo su molta gente». Almeno un milione e mezzo di lavoratori, secondo le ultime stime. I professionisti senza una casa operano in campi diversi, dalle scienze alla comunicazione d’impresa, dalla medicina non convenzionale ai servizi all’impresa, dalla sanità alla cura psichica. Si tratta di grafici, interpreti, tributaristi, osteopati, certificatori energetici, informatici, mediatori culturali, patrocinatori stragiudiziali, optometristi, designer, archeologi, traduttori e interpreti, fisioterapisti, statistici, consulenti familiari, sociologi. E tanti altri. L’iter legislativo sembra a buon punto. «Entro l’estate, la X Commissione attività produttive della Camera licenzierà il testo per la discussione in aula», anticipa Lupoi. Un testo apprezzato sia da COLAP che da ASSOPROFESSIONI. Un buon compromesso, ammettono. «C’erano sei proposte di legge diverse, siamo stati sollecitati a una posizione unitaria», racconta Giorgio Berloffa, presidente di ASSOPROFESSIONI. «Un accordo molto importante», sottolinea Lupoi. La divergenza permane su un unico punto: riconoscere queste professioni, ma come? Secondo il COLAP, regolamentando le associazioni che raggruppano in modo vario e anche frammentato questi professionisti a partire dal 2007, quando sono state introdotte per la prima volta nel nostro ordinamento. Regolamentando le professioni, per ASSOPROFESSIONI, attraverso la norma UNI. «La Commissione parlamentare ha mediato dicendo: noi riconosciamo entrambe le strade. Le associazioni, da una parte, che possono rilasciare gli attestati ai loro iscritti. Parallelamente, però, può operare anche l’UNI, l’ente normatore nazionale. In entrambi i casi vige l’assoluta volontarietà», spiega Lupoi. «Già una quindicina di associazioni ci hanno chiesto di essere definite da norme UNI. Abbiamo avviato i primi sei tavoli», racconta Berloffa, che con il CNA ha dato vita ad UNIPROF. «Alla norma si arriva dopo un confronto tra l’UNI e tutti gli stakeholders: associazioni dei consumatori, rappresentanti delle associazioni, professionisti concorrenti, ministeri competenti, l’ente certificatore e quello che dà la formazione: università, scuola privata o regione», prosegue Berloffa. «La norma UNI è indispensabile a definire cosa deve fare e saper fare il professionista, come, quale formazione deve avere, quale deve essere la sua deontologia. Poi il professionista che vuole può farsi anche certificare da un ente accreditato come Accredia (l’ente certificatore nazionale). Attualmente già 80.000 professionisti hanno richiesto questo tipo di documento. Il perché è facilmente immaginabile: il professionista certificato è più affidabile, conquista più clienti e aumenta il suo fatturato. Il consumatore, poi, ha la garanzia di trovarsi di fronte a un vero bioingegnere, a un osteopata preparato e aggiornato, a un tecnico di emodialisi che sa quel che fa». In pratica, a un professionista “doc”. «Le “professionalità certificate” aggiunge Federico Grazioli presidente di Accredia costituiscono un elemento cardine delle politiche per l’occupazione, in particolare in un sistema in cui reti sociali ed economiche acquisiscono valore strategico per sostenere le politiche per la crescita e la ripresa». «Dignità della professione e garanzia dell’utente, queste le esigenze», conferma Piero Torretta, presidente Uni. «E noi non facciamo altro che coglierle. E la certificazione, per chi la sceglie, deve essere fatta da un ente terzo e indipendente». «Io non credo all’accreditamento, non funziona», ribatte Lupoi. «L’Uni elabora le norme a partire dal contributo delle associazioni. E quindi dov’è il vantaggio? Le norme, poi, cristallizzano le situazioni professionali al momento in cui sono elaborate. Ma le materie cambiano velocemente. L’ente terzo non sa, perché non può sapere, cos’è successo negli anni in tutte le materie. A meno che glielo dica l’associazione. E allora può fare tutto l’associazione». Oggi COLAP e ASSOPROFESSIONI saranno, per la prima volta, ad un tavolo tecnico richiesto da ASSOPROFESSIONI presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Si parlerà di riconoscimento delle professioni, ma anche di welfare e fisco. «I commercialisti, che hanno un Ordine, versano il 1415% per la previdenza. I tributaristi il 27%, tanto per fare un esempio», dice Berloffa. «Se entrambi danno 100, il professionista associativo prende come pensione la metà dell’altro, se gli va bene», concorda Lupoi.
Il (ex)MINISTRO della Giustizia Alfano perchè è stato messo a capo della segreteria politica del pdl?
Non funzionava più?
Chi sarà il nuovo Guardasigilli?
Come viene detto in tv o sui giornali, sembrerebbe che il grande operato del Ministro Alfano sia richiesto nelle quinte del pdl per rafforzarne la stabilità…spacciandolo quasi per un santone.. a me invece viene da pensare che lo abbiano sostituito con qualcuno più influente (a breve lo conosceremo, ma è già deciso), che riesca magari a tenere uniti i nostri parlamentari e senatori (in maggioranza avvocati)e forzare quindi gli ultimi ostacoli che impediscono quella maledetta riforma forense (che nessuno vuole.. (almeno non in quel modo)e che altrimenti, anzi sicuramente, non vedrebbe mai la luce.
Il governo si giocherà tutto sulla questione giustizia, soprattutto se si vedrà alla frutta (lo sono già ma non ci credono), qualche operazione di facciata magari con un contentino sulle tasse …e poi tutti giù per terra.
Riguardo ai commandos, dobbiamo organizzarci perchè li affronteremo sicuramente in parlamento!! ..salvo colpi di scena!!
I nostri COMMANDOS?
Sono pronti? ..sono tanti?
Il nemico è ferito.. approfittiamo del momento!