Il comunicato dell’Adiconsum non sappiamo da cosa sia generato. Forse è un contributo alla contemporanea audizione-lamentazione del presidente dell’ANIA nella commissione finanze della Camera, dove le compagnie sembrano cappuccetto rosso e le Vittime della Strada il lupo cattivo. A parte la richiesta di una Agenzia Antifrode, argomento di cui si parla da anni, ma che se si vuole fare seriamente non costa certo pochi spiccioli, l’Adiconsum:
chiede di trasformare i risarcimenti per le lesioni gravi in indennizzi (il che sarebbe una pacchia per le Compagnie proprio per le lesioni meritevoli di maggiore tutela) ipotizzando, con un cinismo inqualificabile, una relazione tra falsi invalidi e Vittime della Strada che hanno subito lesioni gravi e gravissime e che, prima di essere risarcite, sono valutate attentamente da occhiuti medici legali delle Assicurazioni;
in un momento di sofferenza per il mondo delle imprese artigiane esalta il risarcimento in forma specifica che vuole trasformare gli imprenditori in meri prestatori d’opera,
chiede di istituire la figura del perito terzo per ridurre del 30% i risarcimenti, forse per accontentare le pie illusioni di qualche sindacato in sofferenza,
vuole eliminare ciò che è già stato eliminato, con i peana della ineffabile associazione, ovvero il diritto all’assistenza del danneggiato fin dalla delicata fase stragiudiziale;
Sommando i desiderata dell’ANIA, che vuole eliminare le lesioni lievi e gridare allo scandalo per le prudenti tabelle di Milano, e quelli dell’Adiconsum, che osa ancor più delle Compagnie sulle lesioni gravi, c’è da preoccuparsi parecchio.
Gli imprenditori artigiani, sia quelli indipendenti che concordatari, devono sapere con chi hanno a che fare quando magari vedono qualche rappresentante dell’Adiconsum dire il contrario in convegni o riunioni.
Se c’è qualcuno che ha la possibilità di presentare emendamenti “ad hoc” al comma 7 dell’art. 2* del DDL (1198) a firma del Senatore MUGNAI. - Riforma dell’ordinamento della professione di avvocato non ci deve pensare molto perchè è inemendabile.
Per evitare di emendare l’inemendabile (col rischio di fare un disastro) e tenere conto delle indicazioni dell’Antitrust e della giurisprudenza di merito e Cassazione a noi favorevole e’ del tutto chiaro che l’emendamento deve essere così formulato:
art. 2 comma 7
sopprimere.
Se qualcuno magari pensa di fare emendamenti “furbi” o cervellotici attenzione perchè gli altri lo sono tre volte di più.
* Art. 2 (COSI’ COME LICENZIATO DALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO)
«7. Fuori dei casi previsti dalla legge, l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale è riservata agli avvocati. E’, in ogni caso, consentita l’instaurazione di rapporti di lavoro subordinato o di prestazione di opera continuativa e coordinata aventi ad oggetto la prestazione di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale ad esclusivo vantaggio del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l’opera viene prestata.».
Leggendo commenti relativi al comunicato di CNA-Assoprofessioni è opportuno osservare che chi propone di costituire un albo degli esperti di infortunistica stradale non è al corrente degli innumerevoli tentativi passati, cui ho peraltro partecipato attivamente.
Il sogno di costituire un albo dei patrocinatori autonomo o da inserire in quello dei periti assicurativi è svanito quando, nel 1997, l’Antitrust, in una famosa indagine conoscitiva, ha sottolineato che il mercato italiano delle professioni era regolamentato da una presenza abnorme di ordini e collegi.
La soluzione suggerita dall’Authority era quindi di:
non introdurre nuove riserve di legge;
non costituire nuovi ordini;
procedere al riconoscimento delle professioni non regolamentate e delle associazioni di riferimento ma senza barriere di entrata.
Negli ultimi anni, infatti, non sono stati costituiti nuovi ordini né sono state introdotte ulteriori riserve di legge, nonostante le molte pressioni.
Non sono state però riconosciute le professioni non regolamentate. Tale appassionante battaglia continua e il fatto che CNA, associazione di categoria “pesante”, e Assoprofessioni abbiano insieme fatto un comunicato a difesa della nostra professione è certamente positivo anche se non esime nessuno dal darsi da fare se non si vuole rischiare seriamente di chiudere i battenti o accettare l’umiliazione e il costo di cambiare la ragione sociale.
La nostra professione ha visto l’affermazione di una giurisprudenza di merito e di Cassazione che ha chiarito il limite della nostra attività che è, per l’appunto, quella di patrocinatori “stragiudiziali” (e non oltre).
Sono stupito quindi da come sia poco aggiornata la conoscenza di tali argomenti.
Se la riforma della professione forense sarà varata con la nuova riserva di legge, ci si potrà dimenticare del riconoscimento di una professione che non esisterà più.
Lavorare per tentare di costituire un albo non è una gita fuori porta, come qualcuno ha ipotizzato. Si tratta di far varare una legge ordinaria che, peraltro, deve passare sotto le forche caudine delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato (notoriamente presidiate dalla parte più corporativa dell’avvocatura).
I colleghi affiliati alle reti e gli iscritti alle associazioni dovrebbero chiedere ed ottenere di essere tempestivamente informati delle iniziative legislative riguardanti la nostra professione, che si può governare nel tempo solo con una conoscenza costantemente aggiornata.
Se dovessi infatti definire con un motto il mio ambiente professionale nei momenti difficili come questo potrebbe essere “armiamoci e partite”.
Ringrazio sentitamente un collega per l’invito a costituire una nuova associazione. Potrei anche pensarci ma dopo anni di esperienza associativa nutro non poche riserve.
In questo momento trovo interessante lavorare ad un progetto come quello di CNA-Assoprofessioni che avrà prossimi sviluppi significativi anche per chi desidera parteciparvi.
Il mio auspicio è che l’aggregazione di informazioni eterogenee pubblicate su questo sito attingendo da fonti sempre attendibili possa essere utile ad ogni professionista per andare un po’ più in là del proprio “particulare”.
Il convegno di Inretecar è stato un’interessante occasione per fare il punto sull’evoluzione delle iniziative delle Compagnie nei confronti dei Carrozzieri. Mi è parso di comprendere che i tentativi di UGF e SAI di diventare “grandi carrozzieri” per ora non abbiano avuto un gran successo, anche se le assicurazioni potrebbero aggiustare il tiro in futuro.
Durante il mio intervento ho avuto modo di presentare gli uniti emedamenti del Governo, presentati a luglio durante l’iter del decreto anticrisi, tesi a confermare l’obbligatorietà della procedura di indennizzo diretto nonostante sentenza della Corte Costituzionale che ne aveva stabilito la sostanziale facoltatività.
Gli emendamenti, che potrebbero essere ripresentati in un collegato alla finanziaria, sono una vera e propria schifezza, una lezione di “maleducazione civica”. Sembrano, infatti, scritti sotto dettatura dell’ANIA, ricalcalcando l’orientamento che la stessa ha suggerito alle Compagnie (cfr. circolare allegata).
La documentazione mi è giunta da un solerte e valido professionista cui va il mio sentito ringraziamento per il contributo dato alla conoscenza della situazione.
Unisco il programma e la scheda di partecipazione al convegno, dove parteciperò come relatore, che si terrà il 21 novembre dalle ore 15 all’Airport Hotel di Verona dal titolo:
LA CONSAPEVOLEZZA DEL FARE IMPRESA IN CARROZZERIA
Strumenti ed informazioni utili per far rispettare la professione , sostenere la libertà di mercato e tutelare il patrimonio delle aziende : Il Cliente
Vista la presenza annunciata del Sottosegretario allo Sviluppo Economico sarà una occasione per fare il punto della situazione sulle presunte ma insistenti voci di modifiche della procedura di risarcimento diretto.
Dopo oltre 450 risposte possiamo dichiarare inequivocabilmente Unipol Gruppo Finanziario (Gruppo UGF) vincitore del nostro sondaggio come la compagnia meno transattiva. Tenuto conto che buona parte dei lettori e degli iscritti al sito opera nel settore RC-Auto e che le risposte date sono uniche si può affermare con serenità che il risultato del sondaggio è più che affidabile. Il secondo in classifica, il Gruppo AXA, non è una sorpresa, posto che adotta prassi simili a quelle del conglomerato finanziario bolognese. Con le altre compagnie la strada non è comunque mai in discesa. Il sondaggio infatti sottopesa le assicurazioni telefoniche sulle quali ritorneremo con un questionario ad hoc.
I primati dell’Unipol (Gruppo UGF) sono comunque tanti e li elenchiamo di seguito:
E’ primo nei reclami per ritardi nelle liquidazioni.
E’ infestato dalle frodi dovute all’indennizzo diretto, come dichiarato da una importante agenzia di rating.
E’ leader incontrastato nelle spese (tre milioni di euro!!) per una festa aziendale.
E’, per certi aspetti, la compagnia telefonica più importante d’Italia posto che la creatività del management Unipol (Gruppo UGF) obbliga a trattare i sinistri con gli ispettorati dove sono radicate le polizze. Un esempio concreto: sinistro avvenuto a Bologna, fascicolo RC-Auto a Palermo e polizza infortuni a Modena!
E’ tra le prime, con il progetto UNIPOL-Arval, a voler trasformare i carrozzieri in prestatori d’opera.
Ha creato strutture cervellotiche di risarcimento il cui fine sembra da una parte allontanare la vittima della strada dal luogo della liquidazione e dall’altra allontanare la compagnia da una attenta istruttoria della pratica.
Continueremo a monitorare l’andamento tecnico di una compagnia che era dotata di liquidatori attenti ed oculati e nel contempo capaci di trattare e risolvere bonariamente le controversie. Esistono ancora, ma la loro autonomia e professionalità pare essere sempre più limitata da fredde circolari che sembrano dei veri e propri diktat.
Ma all’Unipol, (Gruppo UGF), non abbiamo intenzione di fare cattiva pubblicità, anzi qui sotto riproduciamo il suo recente spot dove si afferma “il primo a guadagnarci sei tu“. Ma tu chi?
Qualche giorno fa il giornalista Ezio Notte dell’importante portale automobilista mi ha riferito di alcuni articoli con il seguente “tag” http://www.automobilista.it/tag/mannacio/. Consiglio di leggere ed eventualmente commentare anche il “tag” http://www.automobilista.it/categoria/assicurazioni/indennizzi/. Li riproduco volentieri per pubblicizzare quel poco di informazione corretta che circola su tale delicata materia. Presto faremo il bilancio sul nostro sondaggio a fianco. Se qualcuno ha una idea per un premio da assegnare a Unipol Gruppo Finanziario, che si sta delineando come indiscusso vincitore, può scriverlo nei commenti. Provvederemo al recapito che sarebbe stato comunque bello consegnare al mega party aziendale di Cesena da tre milioni di euro.
All’assemblea dell’ANIA, cui abbiamo partecipato, il convitato di pietra è stato la Sentenza della Corte Costituzionale. Parlarne avrebbe forse guastato un clima quasi festoso. Dalle indiscrezioni di corridoio pare che le compagnie debbano ancora assumere una posizione comune. Difficile a credersi. Brevemente:
- Il Presidente dell’ANIA Cerchiai, nel nome dell’eguaglianza risarcitoria nazionale, ha sollecitato nuovamente l’approvazione delle tabelle medico - legali ed economiche per le lesioni gravi e manifestato viva preoccupazione per le nuove tabelle di Milano. Il Ministro Scajola ha detto che le tabelle sono compito del ministro della salute ma che presto dovrebbero essere emanate.
- Si sostiene che il risarcimento diretto funziona, però nel 2008 le assicurazioni sono in perdita (lievissima) nel settore RC-Auto. Una contraddizione difficile da spiegare.
Per ulteriori approfondimenti sui numeri e sui dati riferiti dall’ANIA vedere:
Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, riportiamo le dichiarazioni, a dir poco ondivaghe, del responsabile assicurazioni di Adiconsum, e ci chiediamo: perchè non tace?
Estendere l’indennizzo diretto ai sinistri che hanno comportato anche danni fisici significava dare un alibi alle imprese per ritardare il risarcimento, che oggi per legge deve essere corrisposto entro 30 giorni. Perché un’invalidità permanente si consolidi, infatti, occorre che trascorrano almeno sei mesi. …..Infine, l’esclusione dell’assistenza legale: non si può pretendere che una persona che ha subito un danno grave non goda da subito dell’assistenza e dell’aiuto di un professionista
“L’indennizzo diretto: un cambiamento straordinario, quasi epocale, permetterà ai consumatori e agli assicurati di potersi relazionale direttamente con la compagnia che hanno scelto per assicurarsi. La garanzia per il consumatore sarà di avere un maggiore riscontro del servizio che la compagnia che paga sa dargli. Una grande opportunità anche per le compagnie di assicurazione che riusciranno a far comprendere al proprio assicurato quale è il livello di servizio che sanno dare e quindi si metterà in risalto la qualità, cosa che è sempre passata in secondo piano e che invece oggi possiamo mettere in evidenza. Poi cambia tutta una serie di altre occupazioni che dovevano essere fatte con il vecchio sistema di risarcimento, e per prima cosa il dialogo diretto con il proprio assicuratore che dovrà dare obbligatoriamente dare una consulenza e una assistenza al danneggiato“
Premuti 2009 (Help Consumatori - 24 giugno 2009) TESTO INTEGRALE
ASSICURAZIONI. Indennizzo diretto, Premuti: “Ecco i punti da rivedere” 24/06/2009 - 11:16
La Corte Costituzionale interviene sull’indennizzo diretto e parla di “carattere alternativo, e non esclusivo, dell’azione diretta nei soli confronti del proprio assicuratore”. Quali le ripercussioni? E quali, più in generale, i problemi posti dall’indennizzo diretto? A rispondere è Fabrizio Premuti, responsabile Rc auto e assicurazioni di Adiconsum.
Cosa cambia con la sentenza?
Nella pratica non dovrebbe cambiare nulla perché la Corte interviene sul punto ma non può modificare l’andamento del quotidiano. E’ evidente che se fosse facoltativo il risarcimento diretto, - io lo chiamo risarcimento diretto e non indennizzo diretto - probabilmente andrebbe rivisto l’intero sistema. Già le associazioni dei consumatori del Cncu produssero all’inizio un documento in cui avevano individuato nel sistema del risarcimento diretto alcune falle e alcuni miglioramenti che dovranno essere apportati, come per esempio l’introduzione della terzietà nell’individuazione del valore economico del danno. Perché parlo di terzietà? Perché oggi siamo nella spiacevole condizione, e questo lo denunciamo da sempre, in cui il debitore stabilisce l’entità del debito. E questo è assolutamente improponibile.
Quali sono dunque i principali difetti del risarcimento diretto così come è impostato?
Prima cosa è appunto che il debitore non può certamente stabilire l’entità del debito ma dev’essere un ente terzo, quindi un perito terzo, un medico terzo, che vanno a individuare quali sono le entità del danno prodotto nei confronti del consumatore danneggiato, e quindi quali sono i valori che vanno applicati nel risarcimento. Non solo: vanno anche individuate le voci che vanno comprese nel risarcimento. Per esempio sul danno alle persone, visto che la sentenza si occupa proprio del danno verso i trasportati, si fa molta confusione su quello che può essere il danno patrimoniale, il danno biologico, il danno morale, il danno esistenziale… Qui va tutto riportato nell’ambito del diritto. E queste voci devono essere assolutamente individuate da una persona che non sia quella che è interessata nel pagamento del risarcimento. Ancora: è stata data all’impresa di assicurazione l’intera partita dell’informazione e dell’assistenza. Se vengono pilotate, e purtroppo abbiamo verificato che l’informazione e l’assistenza sono state pilotate proprio per rimanere magari nell’ambito dei forfait e produrre un lucro ulteriore alla compagnia, questo non va bene perché è ulteriore danno del danneggiato. Questi sistemi vanno rivisti così come va probabilmente rivisto il sistema del forfait.
Le tariffe sono effettivamente diminuite?
Se prendiamo i premi complessivi, dovremmo dire che probabilmente sono anche diminuite. Ma la realtà dei fatti non è questa, perché in quei territori in cui le compagnie si aspettavano la caduta dell’obbligo a contrarre, le hanno aumentate. Nei territori in cui intendono produrre nuovi assicurati, utilizzano la flessibilità tariffaria e abbattono le tariffe nuove depositate presso l’Isvap anche del cinquanta per cento. Non c’è un meccanismo tariffario al ribasso, c’è un meccanismo tariffario fortemente selettivo che è in antitesi con quello che ha prodotto, nel 1969, la rc obbligatoria.
Più di un anno fa ho avuto un lungo ed aspro scambio epistolare con il Presidente di MDC, Antonio Longo che, quando fu varata la procedura, diceva: ”l’associazione del CNCU Movimento Difesa del Cittadino commenta positivamente l’approvazione del Codice delle Assicurazioni e in particolare dell’indennizzo diretto. I consumatori riceveranno indubbi benefici da questa semplificazione, perché potranno rivolgersi direttamente alla propria compagnia evitando lungaggini e burocratizzazioni A questo punto le compagnie assicurative non hanno poi alibi e devono procedere all’abbassamento delle polizze per le quali i consumatori in dieci anni hanno raddoppiato la loro spesa con livelli di costo insostenibili soprattutto per i giovani neo-patentati“. Opzioni di Lettura ‘Sentenza Corte costituzionale. Pentimento di MDC?’
Il mese di giugno pone alla ribalta il florido settore delle assicurazioni, nonostante i tempi di crisi, e il comparto della RC Auto, quello a più alto impatto sociale.Il dibattito si innesca abitualmente durante l’assemblea dell’ISVAP, prosegue serrato fino a quella dell’ANIA e, di solito, nella distrazione del clima pre-festivo, vengono partorite mostruosità legislative che da sette anni a questa parte non hanno ridotto i prezzi delle polizze, che hanno continuato ad aumentare, ma solo umiliato il diritto delle vittime della strada ad ottenere un giusto ed equo risarcimento e l’assistenza di un professionista indipendente.Questa verità è dimostrabile con i bilanci delle compagnie che, fino al 2007, guadagnavano quasi un miliardo di Euro mentre, nel 1999, perdevano quasi due miliardi di euro.Cosa è successo allora nel 2008? Perché le compagnie dichiarano di essere in perdita, a dire il vero lievissima, annunciando, peraltro, aumenti dei premi?Cerchiamo di sbrogliare la matassa.L’ISVAP è intervenuto spesso per appoggiare una misura come l’indennizzo diretto continuando a difenderlo a spada tratta asserendo che ha velocizzato i risarcimenti di 12 giorni!!!
A Roma si direbbe “riconsolati con l’aglietto” se è vero, come è vero, che con tale infausta procedura si è privato il danneggiato del diritto all’assistenza di un patrocinatore nella delicata fase stragiudiziale e messo la volpe (la compagnia) a guardia del pollaio (e i polli da spennare sono appunto le Vittime della Strada).
Niente assistenza, dunque, e risarcimenti determinati unilateralmente dall’assicurazione che deve, prima di tutto, far quadrare i bilanci.
E i premi? A parte l’ANIA, che sostiene, con una certa faccia tosta, che siccome non sono aumentati si sono ridotti, hanno continuato a marciare all’insù.
Il mistero si fa ancor più fitto perché, posto che il 2008 è stato l’anno in cui la nuova procedura (avviata a febbraio del 2007) è entrata a pieno regime, con i peana dei Consumatori, ci si chiede come mai le compagnie ora piangano miseria.
L’ISVAP, troppo innamorata forse della sua “creatura”, unitamente a quelle associazioni dei consumatori del CNCU, organismo presieduto per legge dal Ministro dello Sviluppo Economico, afferma che le perdite delle compagnie sono dovute all’aumento della concorrenza.
Concorrenza? Pare temerario sostenerlo. Infatti i primi quattro gruppi assicurativi detengono l’80% del mercato con una fitta rete di partecipazioni azionarie infragruppo.
Aumento dei costi? Temeraria, se non mistificatoria, anche questa tesi. Infatti l’ISVAP e il CNCU hanno sottoscritto intese con il Governo e l’ANIA che hanno portato, sin dal 2001, al varo di norme stringenti che hanno ridotto mediamente del 20-30% il risarcimento del danno alla persona. Si sottolinea che proprio dall’entrata in vigore di quelle norme, che si sono succedute con cadenza quasi annuale, i bilanci delle compagnie sono esplosi di utili.
Utili che hanno consentito a tutte le grandi Assicurazioni, che scoppiavano di liquidità, di comprarne altre più piccole, di tentare azzardate scalate finanziarie, o di investire in altri settori come le compagnie aeree.
L’ISVAP e, men che meno, i consumatori non nominano, per completare il quadro, gli effetti delle recenti sentenze a sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno precarizzato, in sede stragiudiziale, il danno morale, una componente del risarcimento il cui valore oscilla attorno al 25-30% del danno alla persona per almeno il 90% delle tipologie di lesione.
La conseguenza di tali infauste sentenze è costituta da una erosione strisciante dei risarcimenti che obbliga peraltro il danneggiato a una ordalia di oneri probatori medici, talvolta assurdi, che solo un giudice, durante un lungo ed estenuante contenzioso, può valutare
Ci si chiede allora come mai le compagnie nel 2008 si siano mangiate un miliardo di Euro di utili, proprio nell’anno dell’apoteosi dell’indennizzo diretto.
Può forse essere che le frodi e le speculazioni, come abbiamo previsto, siano aumentate? E’ probabile. Infatti, per quanto l’ISVAP ne dichiari una riduzione (solo di quelle sventate) vi è da dire che il meccanismo dell’indennizzo diretto può essere un incentivo alla speculazione del singolo e alla frode sistematica.
Con la procedura di indennizzo diretto le compagnie risarciscono infatti sulla base di forfait determinati da un comitato tecnico in cui albergano anche due membri del CNCU.
Precisiamo, con l’occasione, che uno è il vicepresidente di Federconsumatori nonchè vice presidente del Forum ANIA-Consumatori, organismo presieduto dall’ANIA, e Vice Presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, sempre presieduta dall’ANIA, e l’altro è l’esperto di assicurazioni dell’Adicunsum, la punta di diamante della stagione di concertazione tra Ania e CNCU.
Se una compagnia paga il risarcimento sotto il forfait guadagna. In caso contrario perde. In una stanza di compensazione i guadagni e le perdite vengono poi compensati.
Se il meccanismo è tale i truffatori o gli speculatori possono, involontariamente, contribuire al buon andamento del bilancio di una compagnia. Tanti sinistri sotto i forfait, buoni guadagni e quindi pochi stimoli a indagare sulla veridicità del sinistro.
Succedeva così, soprattutto nelle cosiddette “aree speciali”, anche all’epoca della procedura CID che riguardava solo i danni materiali.
L’ANIA, che ne discute ormai da tre anni, vorrebbe, a parole, una agenzia pubblica antifrode in campo assicurativo in grado di sventare o ridurre tali fenomeni. Sostiene che è pronta ad investire per realizzarla, salvo poi osservare che la proposta presentata, basata sul lavoro di una decina di informatici che scandagliano i data base dall’ISVAP o dell’INAIL, pare essere insufficiente a raggiungere l’obiettivo, soprattutto se la si compara con le esperienze di paesi di grande cultura assicurativa come gli Stati uniti, l’Inghilterra e la Francia.
Vi è però un’altra conseguenza perversa dell’indennizzo diretto. Posto che vi è obbligo della denuncia da ambo le parti ad aprire un sinistro, l’effetto che si crea è interessante. Infatti è risaputo che i sinistri sono in calo ma per l’ANIA sono aumentati del 3% nel 2008.
Sottolineiamo che prima del varo della procedura chi aveva subito un danno e aveva ragione non era certo obbligato a denunciare alcunché alla propria compagnia perché chiedeva il risarcimento alla assicurazione del responsabile..
Come è stata gestita la procedura?
Malissimo. Il senatore Lannutti, un altro degli aedi dell’indennizzo diretto, diceva che i danneggiati sarebbero stati “coccolati” dalla propria compagnia. Sberle invece, e tante!!. L’ISVAP registra infatti decine di migliaia di reclami nel settore RC auto che sono solo la punta dell’iceberg dell’inefficienza liquidatoria delle compagnie.
Dove è andato a finire dunque quel miliardo di utili del 2007?
Sul lato della raccolta è verosimile una frenata che va di pari passo con la crisi del mercato dell’auto, ormai saturo. Ma è un effetto marginale.
Il plurimandato? Si è diffuso relativamente, quindi le compagnie non possono certo lamentarsi di aver trasferito parte degli utili su maggiori provvigioni per gli agenti.
Sul lato dei costi invece può essere ipotizzabile l’effetto pieno dell’indennizzo diretto: una maggiore speculazione sommersa che, nell’aggregato, aumenta i costi globali dei risarcimenti ai quali si aggiunge la duplicazione virtuale dei sinistri.
L’argomento non è folle ed e stato trattato scientificamente, almeno nel primo punto, dall’ex direttore generale dell’ANIA Giampaolo Galli in un ponderoso saggio del 2006, paradossalmente in inglese, che probabilmente non è stato letto dal legislatore con la dovuta attenzione.
Come si torna dunque alla normalità che poi è rappresentata da compagnie che, dovendo pagare di tasca propria i sinistri, riprendono a svolgere una attività istruttoria sul territorio più attenta?
Il programma è semplice e in due punti:
Abolire l’indennizzo diretto, profeticamente definito dallo scomparso Alfonso Desiata, ex presidente dell’ANIA e che ha fatto ottenere alle compagnie ottimi risultati legislativi, un disastro, ripristinando quindi il diritto alla difesa del danneggiato nella fase stragiudiziale. La recentissima sentenza della Corte Costituzionale, che ne sancisce, una buona volta, la facoltatività, può essere il viatico per la rottamazione della procedura. Dipende, a questo punto, più che dal legislatore, dalla volontà di una o due grandi compagnie.
Creare una agenzia antifrode in campo assicurativo seria e in linea con le migliori esperienze estere.
Sul fronte dei diritti del danneggiato invece proponiamo:
Adottare, come riferimento minimo per il valore economico del risarcimento del danno alla persona, le tabelle del tribunale di Milano.
Aggiornare, con la formazione di una commissione medica equilibrata, le tabelle medico legali per le lesioni cosiddette lievi.
Modificare la composizione delle commissione ministeriale che si occupa di definire i valori medico legali ed economici per il danni gravi e gravissimi posto che i risultati sino ad ora ottenuti sono il frutto di un palese squilibrio a favore delle componenti assicurative.
Riprendere in concetto di responsabilità e tutela dei diritti può riportare ad un mercato assicurativo in cui, a parità di prezzi (che mai scenderanno in modo apprezzabili), si potrà almeno godere di una valida tutela delle Vittime della Strada, soprattutto di quelli vere.
Il primo sondaggio sulla liquidazione del danno morale ha avuto un successo inaspettato e fornito una tendenza chiara. Su oltre 270 partecipanti , prevalentemente patrocinatori stragiudiziali o avvocati, il 97% (!) ha dichiarato di avere problemi nella liquidazione stragiudiziale di tale componente di danno. Speriamo che le nuove tabelle del Tribunale di Milano possano invertire l’infausto andamento. Se, però, il problema esiste è bene andare a fondo facendo i nomi. Qui di fianco un sondaggio che consente una risposta ad una semplice domanda: quale è la compagnia meno transattiva? Rispondente numerosi!!
Ecco due commenti, molto interessanti, presi da Altalex, relativi ad un DPR riguardante l’indennizzo dei danni alla persona subiti dai militari all’estero che ripristina integralmente il concetto di danno morale. E’ bene non accettare più la logica delle compagnie e dei liquidatori che hanno le “mani legate” da fantomatiche circolari elaborate, forse, da fantozziani direttori “megagalattici”.
Determinare il danno esistenziale. L’invito, tramite telegramma, del Presidente della Repubblica alla Melchiorre Gioia, il “pensatoio” composto prevalentemente da medici legali e avvocati e rappresentanti del mondo assicurativo, è chiaro. Speriamo che il Presidente Onorario dell’Associazione nonchè Presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone, colga l’alto monito del Quirinale per rimediare alle nebulose conseguenze delle esistenzialfobiche e moralfobiche sentenze a Sezioni Unite.
Indennizzo diretto: tariffe in aumento e risarcimenti in riduzione. La volpe a guardia del pollaio. E’ da due anni che lo diciamo. Lo dice anche Italia Oggi nel seguente articolo: RC Auto - risparmi a senso unico
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