Il convegno Il risarcimento del danno non patrimoniale con pregiudizi esistenziali è stato molto interessante. Quasi assenti i patrocinatori. Tra le opinioni espresse ho notato che tra quelle preoccupate (Cesari, il sottoscritto, un magistrato di Roma e l’Avv. Gracis) vi erano anche interpretazioni ottimistiche della sentenza.
Ben venga, anche se mi è parso, in certi passaggi, di intendere come positivo l’aumento della “burocrazia” processuale.
Tra le interpretazioni che esprimono preoccupazione unisco anche il commento di Marco Bona. Da leggere anche i due seguenti articoli del Sole24Ore Codice civile “avaro” sulla tutela da incidenti e Le contromosse dei giudici sul risarcimento dei danni. Qui sotto il mio intervento (qui in versione pdf):
Convegno
Il risarcimento del danno non patrimoniale
con pregiudizi esistenziali
24 novembre 2008 - Camera dei Deputati - Palazzo Marini
Intervento di
Stefano Mannacio
Centro Tutela Consumatori - Risparmiatori
Desidero preliminarmente ringraziare l’Associazione Familiari Vittime della Strada e Altalex per l’invito rivoltomi.
Prima di arrivare al tema centrale del Convegno, mi sia consentito di esporre in modo del tutto sintetico i vari passaggi che hanno condotto, negli ultimi anni, ad una involuzione in materia di risarcimento del danno alla persona.
• Dopo la breve vita del DL 70 del 2000 entrò in vigore Legge 57/01 con il preventivo e ingiustificabile avallo delle Associazioni dei Consumatori aderenti al quel Comitato (CNCU) che ha sede presso il Ministero delle Attività Produttive e che beneficia di consistenti contribuzioni statali. Come è noto, tale legge, dai forti profili di incostituzionalità che è qui superfluo ricordare, ha ridotto i parametri risarcitori di un abbondante 30% rispetto alla media delle tabelle dei tribunali italiani.
• Con la Legge 273/02 si è mortificato quel “danno soggettivo” che costituiva l’unica valvola di sfogo per un possibile miglioramento dei rigidi criteri liquidatori imposti dal frettoloso legislatore.
• Con il Decreto Ministeriale del 3 Luglio 2003, relativo alla Tabella delle menomazioni tra 1 e 9 punti di invalidità permanente, sono stati ridotti i precedenti barèmes valutativi.
• Vi è poi stato il Decreto Ministeriale del 26 Maggio 2004 che ha istituito quella commissione medica che ha varato le tabelle relative alle macro-invalidità che, a parere di vari esperti, non tengono conto delle possibili evoluzioni in pejus di molti tipi di lesioni, contribuendo quindi ad un ulteriore irrigidimento che è tanto più criticabile in quanto riguardante i danni meritevoli di maggiore attenzione.
• Codice delle assicurazioni. Indennizzo diretto. Dalla riduzione dei risarcimenti si è passati alla “precarizzazione” del diritto alla difesa nella delicata fase stragiudiziale. Il danno “soggettivo” è stato irrigidito anche per le lesioni gravi.
E così il ramo RCA, che secondo l’ANIA produceva perdite di circa 3.500 miliardi di vecchie lire nel 1999, ora fornisce utili di ben 4000 miliardi annui ed è quindi diventato la punta di diamante del settore.
In tale contesto le sentenze gemelle sembrano essere l’anticamera per l’emanando decreto sulle macro invalidità, modellato in modo diabolico se è vero, come è vero, che le menzionate tabelle medico legali sono già state elaborate, mentre giace sul tavolo del Ministro la tabella elaborata, pare, solo da tecnici del mondo assicurativo.
Lascio ovviamente agli illustri giuristi presenti ogni commento sul testo e sui contenuti delle sentenze. L’avv. Cassano ha parlato di sentenza esistenzialfobica. Aggiungerei, anche alla luce di quello che è stato detto, moralfobica.
Gianmarco Cesari nel suo commento ha richiamato il concetto di interdisciplinarietà, confronto ed interazione di saperi nel trattare il risarcimento del danno alla persona. Nelle sentenze non mi pare di osservare tale approccio.
Il rischiò concreto prodotto dalle sentenze è di rendere più difficoltosa la ricerca di una ipotesi transattiva o di trasformare il contenzioso in una faticosa ordalia.
Un moto di perplessità mi giunge, inoltre, quando leggo le sentenze gemelle e poi penso all’attività e alla scuola di pensiero di una nota associazione giuridica e medico legale. E’ forse malizioso pensare che le sentenze gemelle hanno una madre molto influente?
E’ il momento di dirlo forte e chiaro: il fine ultimo di tutto questo proliferare di iniziative, in cui le sentenze gemelle si inseriscono, è quello di standardizzare, dopo averli pesantemente ridotti, tutti i parametri e i barèmes utili per la liquidazione dei danni in modo da eliminare gradualmente dalla scena non solo i patrocinatori ma anche i periti, i medici legali e, infine, gli stessi avvocati.
Si tornino, pertanto, a presidiare con forza le commissioni parlamentari e i ministeri per contrastare alcune iniziative riduzioniste e promuoverne altre per avvicinare le Vittime della Strada ad un risarcimento equo, integrale e, il più possibile, rapido.
Facciamo sentire quindi alta la nostra voce al fine di riequilibrare una situazione che negli ultimi otto anni ha tolto ai soggetti deboli, ovvero ai danneggiati, e dato solo alle compagnie assicuratrici.
Vi ringrazio.
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